Giobbe, diciottesimo libro del vecchio testamento della sacra bibbia - Eccellent

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Giobbe

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Giobbe - Capitolo 1

I. PROLOGO

Satana mette Giobbe alla prova

[1]C'era nella terra di Uz un uomo chiamato Giobbe: uomo integro e retto, temeva Dio ed era alieno dal male. [2]Gli erano nati sette figli e tre figlie; [3]possedeva settemila pecore e tremila cammelli, cinquecento paia di buoi e cinquecento asine, e molto numerosa era la sua servitù. Quest'uomo era il più grande fra tutti i figli d'oriente.
[4]Ora i suoi figli solevano andare a fare banchetti in casa di uno di loro, ciascuno nel suo giorno, e mandavano a invitare anche le loro tre sorelle per mangiare e bere insieme. [5]Quando avevano compiuto il turno dei giorni del banchetto, Giobbe li mandava a chiamare per purificarli; si alzava di buon mattino e offriva olocausti secondo il numero di tutti loro. Giobbe infatti pensava: «Forse i miei figli hanno peccato e hanno offeso Dio nel loro cuore». Così faceva Giobbe ogni volta.
[6]Un giorno, i figli di Dio andarono a presentarsi davanti al Signore e anche satana andò in mezzo a loro. [7]Il Signore chiese a satana: «Da dove vieni?». Satana rispose al Signore: «Da un giro sulla terra, che ho percorsa». [8]Il Signore disse a satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, teme Dio ed è alieno dal male». [9]Satana rispose al Signore e disse: «Forse che Giobbe teme Dio per nulla? [10]Non hai forse messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e a tutto quanto è suo? Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani e il suo bestiame abbonda di terra. [11]Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha e vedrai come ti benedirà in faccia!». [12]Il Signore disse a satana: «Ecco, quanto possiede è in tuo potere, ma non stender la mano su di lui». Satana si allontanò dal Signore.
[13]Ora accadde che un giorno, mentre i suoi figli e le sue figlie stavano mangiando e bevendo in casa del fratello maggiore, [14]un messaggero venne da Giobbe e gli disse: «I buoi stavano arando e le asine pascolando vicino ad essi, [15]quando i Sabei sono piombati su di essi e li hanno predati e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato io solo che ti racconto questo».
[16]Mentr'egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «Un fuoco divino è caduto dal cielo: si è attaccato alle pecore e ai guardiani e li ha divorati. Sono scampato io solo che ti racconto questo».
[17]Mentr'egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I Caldei hanno formato tre bande: si sono gettati sopra i cammelli e li hanno presi e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato io solo che ti racconto questo».
[18]Mentr'egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I tuoi figli e le tue figlie stavano mangiando e bevendo in casa del loro fratello maggiore, [19]quand'ecco un vento impetuoso si è scatenato da oltre il deserto: ha investito i quattro lati della casa, che è rovinata sui giovani e sono morti. Sono scampato io solo che ti racconto questo».
[20]Allora Giobbe si alzò e si stracciò le vesti, si rase il capo, cadde a terra, si prostrò [21]e disse:
«Nudo uscii dal seno di mia madre, e nudo vi ritornerò.
Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!».
[22]In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nulla di ingiusto.

Giobbe - Capitolo 2

[1]Quando un giorno i figli di Dio andarono a presentarsi al Signore, anche satana andò in mezzo a loro a presentarsi al Signore. [2]Il Signore disse a satana: «Da dove vieni?». Satana rispose al Signore: «Da un giro sulla terra che ho percorsa». [3]Il Signore disse a satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, teme Dio ed è alieno dal male. Egli è ancor saldo nella sua integrità; tu mi hai spinto contro di lui, senza ragione, per rovinarlo». [4]Satana rispose al Signore: «Pelle per pelle; tutto quanto ha, l'uomo è pronto a darlo per la sua vita. [5]Ma stendi un poco la mano e toccalo nell'osso e nella carne e vedrai come ti benedirà in faccia!». [6]Il Signore disse a satana: «Eccolo nelle tue mani! Soltanto risparmia la sua vita».
[7]Satana si allontanò dal Signore e colpì Giobbe con una piaga maligna, dalla pianta dei piedi alla cima del capo. [8]Giobbe prese un coccio per grattarsi e stava seduto in mezzo alla cenere. [9]Allora sua moglie disse: «Rimani ancor fermo nella tua integrità? Benedici Dio e muori!». [10]Ma egli le rispose: «Come parlerebbe una stolta tu hai parlato! Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremo accettare il male?».

In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra.

[11]Nel frattempo tre amici di Giobbe erano venuti a sapere di tutte le disgrazie che si erano abbattute su di lui. Partirono, ciascuno dalla sua contrada, Elifaz il Temanita, Bildad il Suchita e Zofar il Naamatita, e si accordarono per andare a condolersi con lui e a consolarlo. [12]Alzarono gli occhi da lontano ma non lo riconobbero e, dando in grida, si misero a piangere. Ognuno si stracciò le vesti e si cosparse il capo di polvere. [13]Poi sedettero accanto a lui in terra, per sette giorni e sette notti, e nessuno gli rivolse una parola, perché vedevano che molto grande era il suo dolore.

Giobbe - Capitolo 3

II. DIALOGO

1. PRIMO CICLO DI DISCORSI

Giobbe maledice il giorno della sua nascita

[1]Dopo, Giobbe aprì la bocca e maledisse il suo giorno; [2]prese a dire:
[3]Perisca il giorno in cui nacqui e la notte in cui si disse:
«E' stato concepito un uomo!».
[4]Quel giorno sia tenebra, non lo ricerchi Dio dall'alto, né brilli mai su di esso la luce.
[5]Lo rivendichi tenebra e morte, gli si stenda sopra una nube e lo facciano spaventoso gli uragani del giorno!
[6]Quel giorno lo possieda il buio non si aggiunga ai giorni dell'anno, non entri nel conto dei mesi.
[7]Ecco, quella notte sia lugubre e non entri giubilo in essa.
[8]La maledicano quelli che imprecano al giorno, che sono pronti a evocare Leviatan.
[9]Si oscurino le stelle del suo crepuscolo, speri la luce e non venga; non veda schiudersi le palpebre dell'aurora, [10]poiché non mi ha chiuso il varco del grembo materno, e non ha nascosto l'affanno agli occhi miei! [11]E perché non sono morto fin dal seno di mia madre e non spirai appena uscito dal grembo?
[12]Perché due ginocchia mi hanno accolto, e perché due mammelle, per allattarmi?
[13]Sì, ora giacerei tranquillo, dormirei e avrei pace [14]con i re e i governanti della terra, che si sono costruiti mausolei, [15]o con i principi, che hanno oro e riempiono le case d'argento.
[16]Oppure, come aborto nascosto, più non sarei, o come i bimbi che non hanno visto la luce.
[17]Laggiù i malvagi cessano d'agitarsi, laggiù riposano gli sfiniti di forze.
[18]I prigionieri hanno pace insieme, non sentono più la voce dell'aguzzino.
[19]Laggiù è il piccolo e il grande, e lo schiavo è libero dal suo padrone.
[20]Perché dare la luce a un infelice e la vita a chi ha l'amarezza nel cuore, [21]a quelli che aspettano la morte e non viene, che la cercano più di un tesoro, [22]che godono alla vista di un tumulo, gioiscono se possono rovare una tomba... [23]a un uomo, la cui via è nascosta e che Dio da ogni parte ha sbarrato?
[24]Così, al posto del cibo entra il mio gemito, e i miei ruggiti sgorgano come acqua, [25]perché ciò che temo mi accade e quel che mi spaventa mi raggiunge.
[26]Non ho tranquillità, non ho requie, non ho riposo e viene il tormento!

Giobbe - Capitolo 4

Fiducia in Dio

[1]Elifaz il Temanita prese la parola e disse:
[2]Se si tenta di parlarti, ti sarà forse gravoso?
Ma chi può trattenere il discorso?
[3]Ecco, tu hai istruito molti e a mani fiacche hai ridato vigore; [4]le tue parole hanno sorretto chi vacillava e le ginocchia che si piegavano hai rafforzato.
[5]Ma ora questo accade a te e ti abbatti; capita a te e ne sei sconvolto.
[6]La tua pietà non era forse la tua fiducia e la tua condotta integra, la tua speranza?
[7]Ricordalo: quale innocente è mai perito e quando mai furon distrutti gli uomini retti?
[8]Per quanto io ho visto, chi coltiva iniquità, chi semina affanni, li raccoglie.
[9]A un soffio di Dio periscono e dallo sfogo della sua ira sono annientati.
[10]Il ruggito del leone e l'urlo del leopardo e i denti dei leoncelli sono frantumati.
[11]Il leone è perito per mancanza di preda e i figli della leonessa sono stati dispersi.
[12]A me fu recata, furtiva, una parola e il mio orecchio ne percepì il lieve sussurro.
[13]Nei fantasmi, tra visioni notturne, quando grava sugli uomini il sonno, [14]terrore mi prese e spavento e tutte le ossa mi fece tremare; [15]un vento mi passò sulla faccia, e il pelo si drizzò sulla mia carne...
[16]Stava là ritto uno, di cui non riconobbi l'aspetto, un fantasma stava davanti ai miei occhi...
Un sussurro..., e una voce mi si fece sentire:
[17]«Può il mortale essere giusto davanti a Dio o innocente l'uomo davanti al suo creatore?
[18]Ecco, dei suoi servi egli non si fida e ai suoi angeli imputa difetti; [19]quanto più a chi abita case di fango, che nella polvere hanno il loro fondamento!
Come tarlo sono schiacciati, [20]annientati fra il mattino e la sera:
senza che nessuno ci badi, periscono per sempre.
[21]La funicella della loro tenda non viene forse strappata?
Muoiono senza saggezza!».

Giobbe - Capitolo 5

[1]Chiama, dunque! Ti risponderà forse qualcuno?
E a chi fra i santi ti rivolgerai?
[2]Poiché allo stolto dà morte lo sdegno e la collera fa morire lo sciocco.
[3]Io ho visto lo stolto metter radici, ma imputridire la sua dimora all'istante.
[4]I suoi figli sono lungi dal prosperare, sono oppressi alla porta, senza difensore; [5]l'affamato ne divora la messe e gente assetata ne succhia gli averi.
[6]Non esce certo dalla polvere la sventura né germoglia dalla terra il dolore, [7]ma è l'uomo che genera pene, come le scintille volano in alto.
[8]Io, invece, mi rivolgerei a Dio e a Dio esporrei la mia causa:
[9]a lui, che fa cose grandi e incomprensibili, meraviglie senza numero, [10]che dà la pioggia alla terra e manda le acque sulle campagne.
[11]Colloca gli umili in alto e gli afflitti solleva a prosperità; [12]rende vani i pensieri degli scaltri e le loro mani non ne compiono i disegni; [13]coglie di sorpresa i saggi nella loro astuzia e manda in rovina il consiglio degli scaltri.
[14]Di giorno incappano nel buio e brancolano in pieno sole come di notte, [15]mentre egli salva dalla loro spada l'oppresso, e il meschino dalla mano del prepotente.
[16]C'è speranza per il misero e l'ingiustizia chiude la bocca.
[17]Felice l'uomo, che è corretto da Dio:
perciò tu non sdegnare la correzione dell'Onnipotente, [18]perché egli fa la piaga e la fascia, ferisce e la sua mano risana.
[19]Da sei tribolazioni ti libererà e alla settima non ti toccherà il male; [20]nella carestia ti scamperà dalla morte e in guerra dal colpo della spada; [21]sarai al riparo dal flagello della lingua, né temerai quando giunge la rovina.
[22]Della rovina e della fame ti riderai né temerai le bestie selvatiche; [23]con le pietre del campo avrai un patto e le bestie selvatiche saranno in pace con te.
[24]Conoscerai la prosperità della tua tenda, visiterai la tua proprietà e non sarai deluso.
[25]Vedrai, numerosa, la prole, i tuoi rampolli come l'erba dei prati.
[26]Te ne andrai alla tomba in piena maturità, come si ammucchia il grano a suo tempo.
[27]Ecco, questo abbiamo osservato: è così.
Ascoltalo e sappilo per tuo bene.

Giobbe - Capitolo 6

L'uomo oppresso conosce solo la sua miseria

[1]Allora Giobbe rispose:
[2]Se ben si pesasse il mio cruccio e sulla stessa bilancia si ponesse la mia sventura...
[3]certo sarebbe più pesante della sabbia del mare!
Per questo temerarie sono state le mie parole, [4]perché le saette dell'Onnipotente mi stanno infitte, sì che il mio spirito ne beve il veleno e terrori immani mi si schierano contro!
[5]Raglia forse il somaro con l'erba davanti o muggisce il bue sopra il suo foraggio?
[6]Si mangia forse un cibo insipido, senza sale?
O che gusto c'è nell'acqua di malva?
[7]Ciò che io ricusavo di toccare questo è il ributtante mio cibo!
[8]Oh, mi accadesse quello che invoco, e Dio mi concedesse quello che spero!
[9]Volesse Dio schiacciarmi, stendere la mano e sopprimermi!
[10]Ciò sarebbe per me un qualche conforto e gioirei, pur nell'angoscia senza pietà, per non aver rinnegato i decreti del Santo.
[11]Qual la mia forza, perché io possa durare, o qual la mia fine, perché prolunghi la vita?
[12]La mia forza è forza di macigni?
La mia carne è forse di bronzo?
[13]Non v'è proprio aiuto per me?
Ogni soccorso mi è precluso?
[14]A chi è sfinito è dovuta pietà dagli amici, anche se ha abbandonato il timore di Dio.
[15]I miei fratelli mi hanno deluso come un torrente, sono dileguati come i torrenti delle valli, [16]i quali sono torbidi per lo sgelo, si gonfiano allo sciogliersi della neve, [17]ma al tempo della siccità svaniscono e all'arsura scompaiono dai loro letti.
[18]Deviano dalle loro piste le carovane, avanzano nel deserto e vi si perdono; [19]le carovane di Tema guardano là, i viandanti di Saba sperano in essi:
[20]ma rimangono delusi d'avere sperato, giunti fin là, ne restano confusi.
[21]Così ora voi siete per me:
vedete che faccio orrore e vi prende paura.
[22]Vi ho detto forse: «Datemi qualcosa» o «dei vostri beni fatemi un regalo» [23]o «liberatemi dalle mani di un nemico» o «dalle mani dei violenti riscattatemi»?
[24]Istruitemi e allora io tacerò, fatemi conoscere in che cosa ho sbagliato.
[25]Che hanno di offensivo le giuste parole?
Ma che cosa dimostra la prova che viene da voi?
[26]Forse voi pensate a confutare parole, e come sparsi al vento stimate i detti di un disperato!
[27]Anche sull'orfano gettereste la sorte e a un vostro amico scavereste la fossa.
[28]Ma ora degnatevi di volgervi verso di me:
davanti a voi non mentirò.
[29]Su, ricredetevi: non siate ingiusti!
Ricredetevi; la mia giustizia è ancora qui!
[30]C'è forse iniquità sulla mia lingua o il mio palato non distingue più le sventure?

Giobbe - Capitolo 7

[1]Non ha forse un duro lavoro l'uomo sulla terra e i suoi giorni non sono come quelli d'un mercenario?
[2]Come lo schiavo sospira l'ombra
e come il mercenario aspetta il suo salario, [3]così a me son toccati mesi d'illusione e notti di dolore mi sono state assegnate.
[4]Se mi corico dico: «Quando mi alzerò?».
Si allungano le ombre e sono stanco di rigirarmi fino all'alba.
[5]Ricoperta di vermi e croste è la mia carne, raggrinzita è la mia pelle e si disfà.
[6]I miei giorni sono stati più veloci d'una spola, sono finiti senza speranza.
[7]Ricordati che un soffio è la mia vita:
il mio occhio non rivedrà più il bene.
[8]Non mi scorgerà più l'occhio di chi mi vede:
i tuoi occhi saranno su di me e io più non sarò.
[9]Una nube svanisce e se ne va, così chi scende agl'inferi più non risale; [10]non tornerà più nella sua casa, mai più lo rivedrà la sua dimora.
[11]Ma io non terrò chiusa la mia bocca, parlerò nell'angoscia del mio spirito, mi lamenterò nell'amarezza del mio cuore!
[12]Son io forse il mare oppure un mostro marino, perché tu mi metta accanto una guardia?
[13]Quando io dico: «Il mio giaciglio mi darà sollievo, il mio letto allevierà la mia sofferenza», [14]tu allora mi spaventi con sogni e con fantasmi tu mi atterrisci.
[15]Preferirei essere soffocato, la morte piuttosto che questi miei dolori!
[16]Io mi disfaccio, non vivrò più a lungo.
Lasciami, perché un soffio sono i miei giorni.
[17]Che è quest'uomo che tu nei fai tanto conto e a lui rivolgi la tua attenzione [18]e lo scruti ogni mattina e ad ogni istante lo metti alla prova?
[19]Fino a quando da me non toglierai lo sguardo e non mi lascerai inghiottire la saliva?
[20]Se ho peccato, che cosa ti ho fatto, o custode dell'uomo?
Perché m'hai preso a bersaglio e ti son diventato di peso?
[21]Perché non cancelli il mio peccato e non dimentichi la mia iniquità?
Ben presto giacerò nella polvere, mi cercherai, ma più non sarò!

Giobbe - Capitolo 8

Il corso inarrestabile della giustizia divina

[1]Allora prese a dire Bildad il Suchita:
[2]Fino a quando dirai queste cose e vento impetuoso saranno le parole della tua bocca?
[3]Può forse Dio deviare il diritto
o l'Onnipotente sovvertire la giustizia?
[4]Se i tuoi figli hanno peccato contro di lui, li ha messi in balìa della loro iniquità.
[5]Se tu cercherai Dio e implorerai l'Onnipotente, [6]se puro e integro tu sei, fin d'ora veglierà su di te e ristabilirà la dimora della tua giustizia; [7]piccola cosa sarà la tua condizione di prima, di fronte alla grandezza che avrà la futura.
[8]Chiedilo infatti alle generazioni passate, poni mente all'esperienza dei loro padri, [9]perché noi siamo di ieri e nulla sappiamo, come un'ombra sono i nostri giorni sulla terra.
[10]Essi forse non ti istruiranno e ti parleranno traendo le parole dal cuore?
[11]Cresce forse il papiro fuori della palude e si sviluppa forse il giunco senz'acqua?
[12]E' ancora verde, non buono per tagliarlo, e inaridisce prima d'ogn'altra erba.
[13]Tale il destino di chi dimentica Dio, così svanisce la speranza dell'empio; [14]la sua fiducia è come un filo e una tela di ragno è la sua sicurezza:
[15]si appoggi alla sua casa, essa non resiste, vi si aggrappi, ma essa non regge.
[16]Rigoglioso sia pure in faccia al sole e sopra il giardino si spandano i suoi rami, [17]sul terreno sassoso s'intreccino le sue radici, tra le pietre attinga la vita.
[18]Se lo si toglie dal suo luogo, questo lo rinnega: «Non t'ho mai visto!».
[19]Ecco la gioia del suo destino e dalla terra altri rispuntano.
[20]Dunque, Dio non rigetta l'uomo integro, e non sostiene la mano dei malfattori.
[21]Colmerà di nuovo la tua bocca di sorriso e le tue labbra di gioia.
[22]I tuoi nemici saran coperti di vergogna e la tenda degli empi più non sarà.

Giobbe - Capitolo 9

La giustizia divina è al di sopra del diritto

[1]Giobbe rispose dicendo:
[2]In verità io so che è così:
e come può un uomo aver ragione innanzi a Dio?
[3]Se uno volesse disputare con lui, non gli risponderebbe una volta su mille.
[4]Saggio di mente, potente per la forza, chi s'è opposto a lui ed è rimasto salvo?
[5]Sposta le montagne e non lo sanno, egli nella sua ira le sconvolge.
[6]Scuote la terra dal suo posto e le sue colonne tremano.
[7]Comanda al sole ed esso non sorge e alle stelle pone il suo sigillo.
[8]Egli da solo stende i cieli e cammina sulle onde del mare.
[9]Crea l'Orsa e l'Orione, le Pleiadi e i penetrali del cielo australe.
[10]Fa cose tanto grandi da non potersi indagare, meraviglie da non potersi contare.
[11]Ecco, mi passa vicino e non lo vedo, se ne va e di lui non m'accorgo.
[12]Se rapisce qualcosa, chi lo può impedire?
Chi gli può dire: «Che fai?».
[13]Dio non ritira la sua collera:
sotto di lui sono fiaccati i sostenitori di Raab.
[14]Tanto meno io potrei rispondergli, trovare parole da dirgli!
[15]Se avessi anche ragione, non risponderei, al mio giudice dovrei domandare pietà.
[16]Se io lo invocassi e mi rispondesse, non crederei che voglia ascoltare la mia voce.
[17]Egli con una tempesta mi schiaccia, moltiplica le mie piaghe senza ragione, [18]non mi lascia riprendere il fiato, anzi mi sazia di amarezze.
[19]Se si tratta di forza, è lui che dà il vigore; se di giustizia, chi potrà citarlo?
[20]Se avessi ragione, il mio parlare mi condannerebbe; se fossi innocente, egli proverebbe che io sono reo.
[21]Sono innocente? Non lo so neppure io, detesto la mia vita!
[22]Per questo io dico: «E' la stessa cosa»:
egli fa perire l'innocente e il reo!
[23]Se un flagello uccide all'improvviso, della sciagura degli innocenti egli ride.
[24]La terra è lasciata in balìa del malfattore:
egli vela il volto dei suoi giudici; se non lui, chi dunque sarà?
[25]I miei giorni passano più veloci d'un corriere, fuggono senza godere alcun bene, [26]volano come barche di giunchi, come aquila che piomba sulla preda.
[27]Se dico: «Voglio dimenticare il mio gemito, cambiare il mio volto ed essere lieto», [28]mi spavento per tutti i miei dolori; so bene che non mi dichiarerai innocente.
[29]Se sono colpevole, perché affaticarmi invano?
[30]Anche se mi lavassi con la neve e pulissi con la soda le mie mani, [31]allora tu mi tufferesti in un pantano e in orrore mi avrebbero le mie vesti.
[32]Poiché non è uomo come me, che io possa rispondergli:
«Presentiamoci alla pari in giudizio».
[33]Non c'è fra noi due un arbitro che ponga la mano su noi due.
[34]Allontani da me la sua verga sì che non mi spaventi il suo terrore:
[35]allora io potrò parlare senza temerlo, perché così non sono in me stesso.

Giobbe - Capitolo 10

[1]Stanco io sono della mia vita!
Darò libero sfogo al mio lamento, parlerò nell'amarezza del mio cuore.
[2]Dirò a Dio: Non condannarmi!
Fammi sapere perché mi sei avversario.
[3]E' forse bene per te opprimermi, disprezzare l'opera delle tue mani e favorire i progetti dei malvagi?
[4]Hai tu forse occhi di carne o anche tu vedi come l'uomo?
[5]Sono forse i tuoi giorni come i giorni di un uomo, i tuoi anni come i giorni di un mortale, [6]perché tu debba scrutare la mia colpa e frugare il mio peccato, [7]pur sapendo ch'io non sono colpevole e che nessuno mi può liberare dalla tua mano?
[8]Le tue mani mi hanno plasmato e mi hanno fatto integro in ogni parte; vorresti ora distruggermi?
[9]Ricordati che come argilla mi hai plasmato e in polvere mi farai tornare.
[10]Non m'hai colato forse come latte e fatto accagliare come cacio?
[11]Di pelle e di carne mi hai rivestito, d'ossa e di nervi mi hai intessuto.
[12]Vita e benevolenza tu mi hai concesso e la tua premura ha custodito il mio spirito.
[13]Eppure, questo nascondevi nel cuore, so che questo avevi nel pensiero!
[14]Tu mi sorvegli, se pecco, e non mi lasci impunito per la mia colpa.
[15]Se sono colpevole, guai a me!
Se giusto, non oso sollevare la testa, sazio d'ignominia, come sono, ed ebbro di miseria.
[16]Se la sollevo, tu come un leopardo mi dai la caccia e torni a compiere prodigi contro di me, [17]su di me rinnovi i tuoi attacchi, contro di me aumenti la tua ira e truppe sempre fresche mi assalgono.
[18]Perché tu mi hai tratto dal seno materno?
Fossi morto e nessun occhio m'avesse mai visto!
[19]Sarei come se non fossi mai esistito; dal ventre sarei stato portato alla tomba!
[20]E non son poca cosa i giorni della mia vita?
Lasciami, sì ch'io possa respirare un poco [21]prima che me ne vada, senza ritornare, verso la terra delle tenebre e dell'ombra di morte, [22]terra di caligine e di disordine, dove la luce è come le tenebre.

Giobbe - Capitolo 11

La sapienza di Dio provoca il riconoscimento di Giobbe

[1]Allora Zofar il Naamatita prese la parola e disse:
[2]A tante parole non si darà risposta?
O il loquace dovrà aver ragione?
[3]I tuoi sproloqui faranno tacere la gente?
Ti farai beffe, senza che alcuno ti svergogni?
[4]Tu dici: «Pura è la mia condotta, io sono irreprensibile agli occhi di lui».
[5]Tuttavia, volesse Dio parlare e aprire le labbra contro di te, [6]per manifestarti i segreti della sapienza, che sono così difficili all'intelletto, allora sapresti che Dio ti condona parte della tua colpa.
[7]Credi tu di scrutare l'intimo di Dio o di penetrare la perfezione dell'Onnipotente?
[8]E' più alta del cielo: che cosa puoi fare?
E' più profonda degli inferi: che ne sai?
[9]Più lunga della terra ne è la dimensione, più vasta del mare.
[10]Se egli assale e imprigiona e chiama in giudizio, chi glielo può impedire?
[11]Egli conosce gli uomini fallaci, vede l'iniquità e l'osserva:
[12]l'uomo stolto mette giudizio e da ònagro indomito diventa docile.
[13]Ora, se tu a Dio dirigerai il cuore e tenderai a lui le tue palme, [14]se allontanerai l'iniquità che è nella tua mano e non farai abitare l'ingiustizia nelle tue tende, [15]allora potrai alzare la faccia senza macchia e sarai saldo e non avrai timori, [16]perché dimenticherai l'affanno e te ne ricorderai come di acqua passata; [17]più del sole meridiano splenderà la tua vita, l'oscurità sarà per te come l'aurora.
[18]Ti terrai sicuro per ciò che ti attende e, guardandoti attorno, riposerai tranquillo.
[19]Ti coricherai e nessuno ti disturberà, molti anzi cercheranno i tuoi favori.
[20]Ma gli occhi dei malvagi languiranno, ogni scampo è per essi perduto, unica loro speranza è l'ultimo respiro!

Giobbe - Capitolo 12

La sapienza di Dio si manifesta anche con le devastazioni provocate dalla sua potenza

[1]Giobbe allora rispose:
[2]E' vero, sì, che voi siete la voce del popolo e la sapienza morirà con voi!
[3]Anch'io però ho senno come voi, e non sono da meno di voi; chi non sa cose simili?
[4]Ludibrio del suo amico è diventato chi grida a Dio perché gli risponda; ludibrio il giusto, l'integro! [5]«Per la sventura, disprezzo», pensa la gente prosperosa, «spinte, a colui che ha il piede tremante».
[6]Le tende dei ladri sono tranquille, c'è sicurezza per chi provoca Dio, per chi vuol ridurre Dio in suo potere.
[7]Ma interroga pure le bestie, perché ti ammaestrino, gli uccelli del cielo, perché ti informino, [8]o i rettili della terra, perché ti istruiscano o i pesci del mare perché te lo faccian sapere.
[9]Chi non sa, fra tutti questi esseri, che la mano del Signore ha fatto questo?
[10]Egli ha in mano l'anima di ogni vivente e il soffio d'ogni carne umana.
[11]L'orecchio non distingue forse le parole e il palato non assapora i cibi?
[12]Nei canuti sta la saggezza e nella vita lunga la prudenza.
[13]In lui risiede la sapienza e la forza, a lui appartiene il consiglio e la prudenza!
[14]Ecco, se egli demolisce, non si può ricostruire, se imprigiona uno, non si può liberare.
[15]Se trattiene le acque, tutto si secca, se le lascia andare, devastano la terra.
[16]Da lui viene potenza e sagacia, a lui appartiene l'ingannato e l'ingannatore.
[17]Rende stolti i consiglieri della terra, priva i giudici di senno; [18]scioglie la cintura dei re e cinge i loro fianchi d'una corda.
[19]Fa andare scalzi i sacerdoti e rovescia i potenti.
[20]Toglie la favella ai più veraci e priva del senno i vegliardi.
[21]Sui nobili spande il disprezzo e allenta la cintura ai forti.
[22]Strappa dalle tenebre i segreti e porta alla luce le cose oscure.
[23]Fa grandi i popoli e li lascia perire, estende le nazioni e le abbandona.
[24]Toglie il senno ai capi del paese e li fa vagare per solitudini senza strade, [25]vanno a tastoni per le tenebre, senza luce, e barcollano come ubriachi.

Giobbe - Capitolo 13

[1]Ecco, tutto questo ha visto il mio occhio, l'ha udito il mio orecchio e l'ha compreso.
[2]Quel che sapete voi, lo so anch'io; non sono da meno di voi.
[3]Ma io all'Onnipotente vorrei parlare, a Dio vorrei fare rimostranze.
[4]Voi siete raffazzonatori di menzogne, siete tutti medici da nulla.
[5]Magari taceste del tutto! sarebbe per voi un atto di sapienza!
[6]Ascoltate dunque la mia riprensione e alla difesa delle mie labbra fate attenzione.
[7]Volete forse in difesa di Dio dire il falso e in suo favore parlare con inganno?
[8]Vorreste trattarlo con parzialità e farvi difensori di Dio?
[9]Sarebbe bene per voi se egli vi scrutasse?
Come s'inganna un uomo, credete di ingannarlo?
[10]Severamente vi redarguirà, se in segreto gli siete parziali.
[11]Forse la sua maestà non vi incute spavento e il terrore di lui non vi assale?
[12]Sentenze di cenere sono i vostri moniti, difese di argilla le vostre difese.
[13]Tacete, state lontani da me: parlerò io, mi capiti quel che capiti.
[14]Voglio afferrare la mia carne con i denti e mettere sulle mie mani la mia vita.
[15]Mi uccida pure, non me ne dolgo; voglio solo difendere davanti a lui la mia condotta!
[16]Questo mi sarà pegno di vittoria, perché un empio non si presenterebbe davanti a lui.
[17]Ascoltate bene le mie parole e il mio esposto sia nei vostri orecchi.
[18]Ecco, tutto ho preparato per il giudizio, son convinto che sarò dichiarato innocente.
[19]Chi vuol muover causa contro di me?
Perché allora tacerò, pronto a morire.
[20]Solo, assicurami due cose e allora non mi sottrarrò alla tua presenza; [21]allontana da me la tua mano e il tuo terrore più non mi spaventi; [22]poi interrogami pure e io risponderò oppure parlerò io e tu mi risponderai.
[23]Quante sono le mie colpe e i miei peccati?
Fammi conoscere il mio misfatto e il mio peccato.
[24]Perché mi nascondi la tua faccia e mi consideri come un nemico?
[25]Vuoi spaventare una foglia dispersa dal vento e dar la caccia a una paglia secca?
[26]Poiché scrivi contro di me sentenze amare e mi rinfacci i miei errori giovanili; [27]tu metti i miei piedi in ceppi, spii tutti i miei passi e ti segni le orme dei miei piedi.
[28]Intanto io mi disfò come legno tarlato o come un vestito corroso da tignola.

Giobbe - Capitolo 14

[1]L'uomo, nato di donna, breve di giorni e sazio di inquietudine, [2]come un fiore spunta e avvizzisce, fugge come l'ombra e mai si ferma.
[3]Tu, sopra un tal essere tieni aperti i tuoi occhi e lo chiami a giudizio presso di te?
[4]Chi può trarre il puro dall'immondo? Nessuno.
[5]Se i suoi giorni sono contati, se il numero dei suoi mesi dipende da te, se hai fissato un termine che non può oltrepassare, [6]distogli lo sguardo da lui e lascialo stare finché abbia compiuto, come un salariato, la sua
giornata!
[7]Poiché anche per l'albero c'è speranza:
se viene tagliato, ancora ributta e i suoi germogli non cessano di crescere; [8]se sotto terra invecchia la sua radice e al suolo muore il suo tronco, [9]al sentore dell'acqua rigermoglia e mette rami come nuova pianta.
[10]L'uomo invece, se muore, giace inerte, quando il mortale spira, dov'è?
[11]Potranno sparire le acque del mare e i fiumi prosciugarsi e disseccarsi, [12]ma l'uomo che giace più non s'alzerà, finché durano i cieli non si sveglierà, né più si desterà dal suo sonno.
[13]Oh, se tu volessi nascondermi nella tomba, occultarmi, finché sarà passata la tua ira, fissarmi un termine e poi ricordarti di me!
[14]Se l'uomo che muore potesse rivivere, aspetterei tutti i giorni della mia milizia finché arrivi per me l'ora del cambio!
[15]Mi chiameresti e io risponderei, l'opera delle tue mani tu brameresti.
[16]Mentre ora tu conti i miei passi non spieresti più il mio peccato:
[17]in un sacchetto, chiuso, sarebbe il mio misfatto e tu cancelleresti la mia colpa.
[18]Ohimè! come un monte finisce in una frana e come una rupe si stacca dal suo posto, [19]e le acque consumano le pietre, le alluvioni portano via il terreno:
così tu annienti la speranza dell'uomo.
[20]Tu lo abbatti per sempre ed egli se ne va, tu sfiguri il suo volto e lo scacci.
[21]Siano pure onorati i suoi figli, non lo sa; siano disprezzati, lo ignora!
[22]Soltanto i suoi dolori egli sente e piange sopra di sé.

Giobbe - Capitolo 15

2. SECONDO CICLO DI DISCORSI

Giobbe si condanna con le sue stesse parole

[1]Elifaz il Temanita prese a dire:
[2]Potrebbe il saggio rispondere con ragioni campate in aria e riempirsi il ventre di vento d'oriente?
[3]Si difende egli con parole senza costrutto e con discorsi inutili?
[4]Tu anzi distruggi la religione e abolisci la preghiera innanzi a Dio.
[5]Sì, la tua malizia suggerisce alla tua bocca e scegli il linguaggio degli astuti.
[6]Non io, ma la tua bocca ti condanna e le tue labbra attestano contro di te.
[7]Sei forse tu il primo uomo che è nato, o, prima dei monti, sei venuto al mondo?
[8]Hai avuto accesso ai segreti consigli di Dio e ti sei appropriata tu solo la sapienza?
[9]Che cosa sai tu che noi non sappiamo?
Che cosa capisci che da noi non si comprenda?
[10]Anche fra di noi c'è il vecchio e c'è il canuto più di tuo padre, carico d'anni.
[11]Poca cosa sono per te le consolazioni di Dio e una parola moderata a te rivolta?
[12]Perché il tuo cuore ti trasporta e perché fanno cenni i tuoi occhi, [13]quando volgi contro Dio il tuo animo e fai uscire tali parole dalla tua bocca?
[14]Che cos'è l'uomo perché si ritenga puro, perché si dica giusto un nato di donna?
[15]Ecco, neppure dei suoi santi egli ha fiducia e i cieli non sono puri ai suoi occhi; [16]quanto meno un essere abominevole e corrotto, l'uomo, che beve l'iniquità come acqua.
[17]Voglio spiegartelo, ascoltami, ti racconterò quel che ho visto, [18]quello che i saggi riferiscono, non celato ad essi dai loro padri; [19]a essi soli fu concessa questa terra, né straniero alcuno era passato in mezzo a loro.
[20]Per tutti i giorni della vita il malvagio si tormenta; sono contati gli anni riservati al violento.
[21]Voci di spavento gli risuonano agli orecchi e in piena pace si vede assalito dal predone.
[22]Non crede di potersi sottrarre alle tenebre, egli si sente destinato alla spada.
[23]Destinato in pasto agli avvoltoi, sa che gli è preparata la rovina.
[24]Un giorno tenebroso lo spaventa, la miseria e l'angoscia l'assalgono come un re pronto all'attacco, [25]perché ha steso contro Dio la sua mano, ha osato farsi forte contro l'Onnipotente; [26]correva contro di lui a testa alta, al riparo del curvo spessore del suo scudo; [27]poiché aveva la faccia coperta di grasso e pinguedine intorno ai suoi fianchi.
[28]Avrà dimora in città diroccate, in case dove non si abita più, destinate a diventare macerie.
[29]Non arricchirà, non durerà la sua fortuna, non metterà radici sulla terra.
[30]Alle tenebre non sfuggirà, la vampa seccherà i suoi germogli e dal vento sarà involato il suo frutto.
[31]Non confidi in una vanità fallace, perché sarà una rovina.
[32]La sua fronda sarà tagliata prima del tempo e i suoi rami non rinverdiranno più.
[33]Sarà spogliato come vigna della sua uva ancor acerba e getterà via come ulivo i suoi fiori, [34]poiché la stirpe dell'empio è sterile e il fuoco divora le tende dell'uomo venale.
[35]Concepisce malizia e genera sventura e nel suo seno alleva delusione.

Giobbe - Capitolo 16

Dall'ingiustizia degli uomini alla giustizia di Dio

[1]Allora rispose:
[2]Ne ho udite gia molte di simili cose!
Siete tutti consolatori molesti.
[3]Non avran termine le parole campate in aria?
O che cosa ti spinge a rispondere così?
[4]Anch'io sarei capace di parlare come voi, se voi foste al mio posto:
vi affogherei con parole e scuoterei il mio capo su di voi.
[5]Vi conforterei con la bocca e il tremito delle mie labbra cesserebbe.
[6]Ma se parlo, non viene impedito il mio dolore; se taccio, che cosa lo allontana da me?
[7]Ora però egli m'ha spossato, fiaccato, tutto il mio vicinato mi è addosso; [8]si è costituito testimone ed è insorto contro di me:
il mio calunniatore mi accusa in faccia.
[9]La sua collera mi dilania e mi perseguita; digrigna i denti contro di me, il mio nemico su di me aguzza gli occhi.
[10]Spalancano la bocca contro di me, mi schiaffeggiano con insulti, insieme si alleano contro di me.
[11]Dio mi consegna come preda all'empio, e mi getta nelle mani dei malvagi.
[12]Me ne stavo tranquillo ed egli mi ha rovinato, mi ha afferrato per il collo e mi ha stritolato; ha fatto di me il suo bersaglio.
[13]I suoi arcieri mi circondano; mi trafigge i fianchi senza pietà, versa a terra il mio fiele, [14]mi apre ferita su ferita, mi si avventa contro come un guerriero.
[15]Ho cucito un sacco sulla mia pelle e ho prostrato la fronte nella polvere.
[16]La mia faccia è rossa per il pianto e sulle mie palpebre v'è una fitta oscurità.
[17]Non c'è violenza nelle mie mani e pura è stata la mia preghiera.
[18]O terra, non coprire il mio sangue e non abbia sosta il mio grido!
[19]Ma ecco, fin d'ora il mio testimone è nei cieli, il mio mallevadore è lassù; [20]miei avvocati presso Dio sono i miei lamenti, mentre davanti a lui sparge lacrime il mio occhio, [21]perché difenda l'uomo davanti a Dio,
come un mortale fa con un suo amico; [22]poiché passano i miei anni contati e io me ne vado per una via senza ritorno.

Giobbe - Capitolo 17

[1]Il mio spirito vien meno, i miei giorni si spengono; non c'è per me che la tomba!
[2]Non sono io in balìa di beffardi?
Fra i loro insulti veglia il mio occhio.
[3]Sii tu la mia garanzia presso di te!
Qual altro vorrebbe stringermi la destra?
[4]Poiché hai privato di senno la loro mente, per questo non li lascerai trionfare.
[5]Come chi invita gli amici a parte del suo pranzo, mentre gli occhi dei suoi figli languiscono; [6]così son diventato ludibrio dei popoli sono oggetto di scherno davanti a loro.
[7]Si offusca per il dolore il mio occhio e le mie membra non sono che ombra.
[8]Gli onesti ne rimangono stupiti e l'innocente s'indigna contro l'empio.
[9]Ma il giusto si conferma nella sua condotta e chi ha le mani pure raddoppia il coraggio.
[10]Su, venite di nuovo tutti:
io non troverò un saggio fra di voi.
[11]I miei giorni sono passati, svaniti i miei progetti, i voti del mio cuore.
[12]Cambiano la notte in giorno, la luce - dicono - è più vicina delle tenebre.
[13]Se posso sperare qualche cosa, la tomba è la mia casa, nelle tenebre distendo il mio giaciglio.
[14]Al sepolcro io grido: «Padre mio sei tu!» e ai vermi: «Madre mia, sorelle mie voi siete!».
[15]E la mia speranza dov'è?
Il mio benessere chi lo vedrà?
[16]Scenderanno forse con me nella tomba o caleremo insieme nella polvere!

Giobbe - Capitolo 18

La collera non può nulla contro la giustizia

[1]Bildad il Suchita prese a dire:
[2]Quando porrai fine alle tue chiacchiere?
Rifletti bene e poi parleremo.
[3]Perché considerarci come bestie, ci fai passare per bruti ai tuoi occhi?
[4]Tu che ti rodi l'anima nel tuo furore, forse per causa tua sarà abbandonata la terra e le rupi si staccheranno dal loro posto?
[5]Certamente la luce del malvagio si spegnerà e più non brillerà la fiamma del suo focolare.
[6]La luce si offuscherà nella sua tenda e la lucerna si estinguerà sopra di lui.
[7]Il suo energico passo s'accorcerà e i suoi progetti lo faran precipitare, [8]poiché incapperà in una rete con i suoi piedi e sopra un tranello camminerà.
[9]Un laccio l'afferrerà per il calcagno, un nodo scorsoio lo stringerà.
[10]Gli è nascosta per terra una fune e gli è tesa una trappola sul sentiero.
[11]Lo spaventano da tutte le parti terrori e lo inseguono alle calcagna.
[12]Diventerà carestia la sua opulenza e la rovina è lì in piedi al suo fianco.
[13]Un malanno divorerà la sua pelle, roderà le sue membra il primogenito della morte.
[14]Sarà tolto dalla tenda in cui fidava, per essere trascinato al re dei terrori!
[15]Potresti abitare nella tenda che non è più sua; sulla sua dimora si spargerà zolfo.
[16]Al di sotto, le sue radici si seccheranno, sopra, saranno tagliati i suoi rami.
[17]Il suo ricordo sparirà dalla terra e il suo nome più non si udrà per la contrada.
[18]Lo getteranno dalla luce nel buio e dal mondo lo stermineranno.
[19]Non famiglia, non discendenza avrà nel suo popolo, non superstiti nei luoghi della sua dimora.
[20]Della sua fine stupirà l'occidente e l'oriente ne prenderà orrore.
[21]Ecco qual è la sorte dell'iniquo:
questa è la dimora di chi misconosce Dio.

Giobbe - Capitolo 19

Il trionfo della fede nell'abbandono di Dio e degli uomini

[1]Giobbe allora rispose:
[2]Fino a quando mi tormenterete e mi opprimerete con le vostre parole?
[3]Son dieci volte che mi insultate e mi maltrattate senza pudore.
[4]E' poi vero che io abbia mancato e che persista nel mio errore?
[5]Non è forse vero che credete di vincere contro di me, rinfacciandomi la mia abiezione?
[6]Sappiate dunque che Dio mi ha piegato e mi ha avviluppato nella sua rete.
[7]Ecco, grido contro la violenza, ma non ho risposta, chiedo aiuto, ma non c'è giustizia!
[8]Mi ha sbarrato la strada perché non passi e sul mio sentiero ha disteso le tenebre.
[9]Mi ha spogliato della mia gloria e mi ha tolto dal capo la corona.
[10]Mi ha disfatto da ogni parte e io sparisco, mi ha strappato, come un albero, la speranza.
[11]Ha acceso contro di me la sua ira e mi considera come suo nemico.
[12]Insieme sono accorse le sue schiere e si sono spianata la strada contro di me; hanno posto l'assedio intorno alla mia tenda.
[13]I miei fratelli si sono allontanati da me, persino gli amici mi si sono fatti stranieri.
[14]Scomparsi sono vicini e conoscenti, mi hanno dimenticato gli ospiti di casa; [15]da estraneo mi trattano le mie ancelle, un forestiero sono ai loro occhi.
[16]Chiamo il mio servo ed egli non risponde, devo supplicarlo con la mia bocca.
[17]Il mio fiato è ripugnante per mia moglie e faccio schifo ai figli di mia madre.
[18]Anche i monelli hanno ribrezzo di me:
se tento d'alzarmi, mi danno la baia.
[19]Mi hanno in orrore tutti i miei confidenti:
quelli che amavo si rivoltano contro di me.
[20]Alla pelle si attaccano le mie ossa e non è salva che la pelle dei miei denti.
[21]Pietà, pietà di me, almeno voi miei amici, perché la mano di Dio mi ha percosso!
[22]Perché vi accanite contro di me, come Dio, e non siete mai sazi della mia carne?
[23]Oh, se le mie parole si scrivessero, se si fissassero in un libro, [24]fossero impresse con stilo di ferro sul piombo, per sempre s'incidessero sulla roccia!
[25]Io lo so che il mio Vendicatore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!
[26]Dopo che questa mia pelle sarà distrutta, senza la mia carne, vedrò Dio.
[27]Io lo vedrò, io stesso, e i miei occhi lo contempleranno non da straniero.
Le mie viscere si consumano dentro di me. [28]Poiché dite: «Come lo perseguitiamo noi, se la radice del suo danno è in lui?», [29]temete per voi la spada, poiché punitrice d'iniquità è la spada, affinchè sappiate che c'è un giudice.

Giobbe - Capitolo 20

L'ordine della giustizia non ammette eccezioni

[1]Zofar il Naamatita prese a dire:
[2]Per questo i miei pensieri mi spingono a rispondere e perciò v'è questa fretta dentro di me.
[3]Ho ascoltato un rimprovero per me offensivo, ma uno spirito, dal mio interno, mi spinge a replicare.
[4]Non sai tu che da sempre, da quando l'uomo fu posto sulla terra, [5]il trionfo degli empi è breve e la gioia del perverso è d'un istante?
[6]Anche se innalzasse fino al cielo la sua statura e il suo capo toccasse le nubi, [7]come lo sterco sarebbe spazzato per sempre e chi lo aveva visto direbbe: «Dov'è?».
[8]Svanirà come un sogno, e non si troverà più, si dileguerà come visione notturna.
[9]L'occhio avvezzo a vederlo più non lo vedrà, né più lo scorgerà la sua dimora.
[10]I suoi figli dovranno risarcire i poveri, le loro mani restituiranno le sue ricchezze.
[11]Le sue ossa erano ancora piene di giovinezza, ma con lui giacciono nella polvere.
[12]Se alla sua bocca fu dolce il male, se lo teneva nascosto sotto la sua lingua, [13]assaporandolo senza inghiottirlo, se lo tratteneva in mezzo al suo palato:
[14]il suo cibo gli si guasterà nelle viscere, veleno d'aspidi gli sarà nell'intestino.
[15]I beni divorati ora rivomita, Dio glieli caccia fuori dal ventre.
[16]Veleno d'aspide ha succhiato, una lingua di vipera lo uccide.
[17]Non vedrà più ruscelli d'olio, fiumi di miele e fior di latte; [18]renderà i sudati acquisti senza assaggiarli, come non godrà del frutto del suo commercio, [19]perché ha oppresso e abbandonato i miseri, ha rubato case invece di costruirle; [20]perché non ha saputo essere pago dei suoi beni, con i suoi tesori non si salverà.
[21]Nulla è sfuggito alla sua voracità, per questo non durerà il suo benessere.
[22]Nel colmo della sua abbondanza si troverà in miseria; ogni sorta di sciagura piomberà su di lui.
[23]Quando starà per riempire il suo ventre, Dio scaglierà su di lui la fiamma del suo sdegno, e gli farà piovere addosso brace.
[24]Se sfuggirà l'arma di ferro, lo trafiggerà l'arco di bronzo:
[25]gli uscirà il dardo dalla schiena, una spada lucente dal fegato.
Lo assaliranno i terrori; [26]tutte le tenebre gli sono riservate.
Lo divorerà un fuoco non acceso da un uomo, esso consumerà quanto è rimasto nella sua tenda.
[27]Riveleranno i cieli la sua iniquità e la terra si alzerà contro di lui.
[28]Un'alluvione travolgerà la sua casa, scorrerà nel giorno dell'ira.
[29]Questa è la sorte che Dio riserva all'uomo perverso, la parte a lui decretata da Dio.

Giobbe - Capitolo 21

La smentita dei fatti

[1]Giobbe rispose:
[2]Ascoltate bene la mia parola e sia questo almeno il conforto che mi date.
[3]Tollerate che io parli e, dopo il mio parlare, deridetemi pure.
[4]Forse io mi lamento di un uomo?
E perché non dovrei perder la pazienza?
[5]Statemi attenti e resterete stupiti, mettetevi la mano sulla bocca.
[6]Se io ci penso, ne sono turbato e la mia carne è presa da un brivido.
[7]Perché vivono i malvagi, invecchiano, anzi sono potenti e gagliardi?
[8]La loro prole prospera insieme con essi, i loro rampolli crescono sotto i loro occhi.
[9]Le loro case sono tranquille e senza timori; il bastone di Dio non pesa su di loro.
[10]Il loro toro feconda e non falla, la vacca partorisce e non abortisce.
[11]Mandano fuori, come un gregge, i loro ragazzi e i loro figli saltano in festa.
[12]Cantano al suono di timpani e di cetre, si divertono al suono delle zampogne.
[13]Finiscono nel benessere i loro giorni e scendono tranquilli negli inferi.
[14]Eppure dicevano a Dio:
«Allontanati da noi, non vogliamo conoscer le tue vie.
[15]Chi è l'Onnipotente, perché dobbiamo servirlo?
E che ci giova pregarlo?».
[16]Non hanno forse in mano il loro benessere?
Il consiglio degli empi non è lungi da lui?
[17]Quante volte si spegne la lucerna degli empi, o la sventura piomba su di loro, e infliggerà loro castighi con ira?
[18]Diventano essi come paglia di fronte al vento o come pula in preda all'uragano?
[19]«Dio serba per i loro figli il suo castigo...».
Ma lo faccia pagare piuttosto a lui stesso e lo senta!
[20]Veda con i suoi occhi la sua rovina e beva dell'ira dell'Onnipotente!
[21]Che cosa gli importa infatti della sua casa dopo di sé, quando il numero dei suoi mesi è finito?
[22]S'insegna forse la scienza a Dio, a lui che giudica gli esseri di lassù?
[23]Uno muore in piena salute, tutto tranquillo e prospero; [24]i suoi fianchi sono coperti di grasso e il midollo delle sue ossa è ben nutrito.
[25]Un altro muore con l'amarezza in cuore senza aver mai gustato il bene.
[26]Nella polvere giacciono insieme e i vermi li ricoprono.
[27]Ecco, io conosco i vostri pensieri e gli iniqui giudizi che fate contro di me!
[28]Infatti, voi dite: «Dov'è la casa del prepotente, dove sono le tende degli empi?».
[29]Non avete interrogato quelli che viaggiano?
Non potete negare le loro prove, [30]che nel giorno della sciagura è risparmiato il malvagio e nel giorno dell'ira egli la scampa.
[31]Chi gli rimprovera in faccia la sua condotta e di quel che ha fatto chi lo ripaga?
[32]Egli sarà portato al sepolcro, sul suo tumulo si veglia [33]e gli sono lievi le zolle della tomba.
Trae dietro di sé tutti gli uomini e innanzi a sé una folla senza numero.
[34]Perché dunque mi consolate invano, mentre delle vostre risposte non resta che inganno?

Giobbe - Capitolo 22

3. TERZO CICLO DI DISCORSI

Dio castiga solo in nome della giustizia

[1]Elifaz il Temanita prese a dire:
[2]Può forse l'uomo giovare a Dio, se il saggio giova solo a se stesso?
[3]Quale interesse ne viene all'Onnipotente che tu sia giusto o che vantaggio ha, se tieni una condotta integra?
[4]Forse per la tua pietà ti punisce e ti convoca in giudizio?
[5]O non piuttosto per la tua grande malvagità e per le tue iniquità senza limite?
[6]Senza motivo infatti hai angariato i tuoi fratelli e delle vesti hai spogliato gli ignudi.
[7]Non hai dato da bere all'assetato e all'affamato hai rifiutato il pane, [8]la terra l'ha il prepotente e vi abita il tuo favorito.
[9]Le vedove hai rimandato a mani vuote e le braccia degli orfani hai rotto.
[10]Ecco perché d'intorno a te ci sono lacci e un improvviso spavento ti sorprende.
[11]Tenebra è la tua luce e più non vedi e la piena delle acque ti sommerge.
[12]Ma Dio non è nell'alto dei cieli?
Guarda il vertice delle stelle: quanto sono alte!
[13]E tu dici: «Che cosa sa Dio?
Può giudicare attraverso la caligine?
[14]Le nubi gli fanno velo e non vede e sulla volta dei cieli passeggia».
[15]Vuoi tu seguire il sentiero d'un tempo, gia battuto da uomini empi, [16]che prima del tempo furono portati via, quando un fiume si era riversato sulle loro fondamenta?
[17]Dicevano a Dio: «Allontànati da noi!
Che cosa ci può fare l'Onnipotente?».
[18]Eppure egli aveva riempito le loro case di beni, anche se i propositi degli empi erano lontani da lui.
[19]I giusti ora vedono e ne godono e l'innocente si beffa di loro:
[20]«Sì, certo è stata annientata la loro fortuna e il fuoco ne ha divorati gli avanzi!».
[21]Su, riconcìliati con lui e tornerai felice, ne riceverai un gran vantaggio.
[22]Accogli la legge dalla sua bocca e poni le sue parole nel tuo cuore.
[23]Se ti rivolgerai all'Onnipotente con umiltà, se allontanerai l'iniquità dalla tua tenda, [24]se stimerai come polvere l'oro e come ciottoli dei fiumi l'oro di Ofir, [25]allora sarà l'Onnipotente il tuo oro e sarà per te argento a mucchi.
[26]Allora sì, nell'Onnipotente ti delizierai e alzerai a Dio la tua faccia.
[27]Lo supplicherai ed egli t'esaudirà e tu scioglierai i tuoi voti.
[28]Deciderai una cosa e ti riuscirà e sul tuo cammino splenderà la luce.
[29]Egli umilia l'alterigia del superbo, ma soccorre chi ha gli occhi bassi.
[30]Egli libera l'innocente; tu sarai liberato per la purezza delle tue mani.

Giobbe - Capitolo 23

Dio è lontano e il male trionfa

[1]Giobbe allora rispose:
[2]Ancor oggi il mio lamento è amaro e la sua mano grava sopra i miei gemiti.
[3]Oh, potessi sapere dove trovarlo, potessi arrivare fino al suo trono!
[4]Esporrei davanti a lui la mia causa e avrei piene le labbra di ragioni.
[5]Verrei a sapere le parole che mi risponde e capirei che cosa mi deve dire.
[6]Con sfoggio di potenza discuterebbe con me?
Se almeno mi ascoltasse!
[7]Allora un giusto discuterebbe con lui e io per sempre sarei assolto dal mio giudice.
[8]Ma se vado in avanti, egli non c'è, se vado indietro, non lo sento.
[9]A sinistra lo cerco e non lo scorgo, mi volgo a destra e non lo vedo.
[10]Poiché egli conosce la mia condotta, se mi prova al crogiuolo, come oro puro io ne esco.
[11]Alle sue orme si è attaccato il mio piede, al suo cammino mi sono attenuto e non ho deviato; [12]dai comandi delle sue labbra non mi sono allontanato, nel cuore ho riposto i detti della sua bocca.
[13]Se egli sceglie, chi lo farà cambiare?
Ciò che egli vuole, lo fa.
[14]Compie, certo, il mio destino e di simili piani ne ha molti.
[15]Per questo davanti a lui sono atterrito, ci penso e ho paura di lui.
[16]Dio ha fiaccato il mio cuore, l'Onnipotente mi ha atterrito; [17]non sono infatti perduto a causa della tenebra, né a causa dell'oscurità che ricopre il mio volto.

Giobbe - Capitolo 24

[1]Perché l'Onnipotente non si riserva i suoi tempi e i suoi fedeli non vedono i suoi giorni?
[2]I malvagi spostano i confini, rubano le greggi e le menano al pascolo; [3]portano via l'asino degli orfani, prendono in pegno il bue della vedova.
[4]Spingono i poveri fuori strada, tutti i miseri del paese vanno a nascondersi.
[5]Eccoli, come ònagri nel deserto escono per il lavoro; di buon mattino vanno in cerca di vitto; la steppa offre loro cibo per i figli.
[6]Mietono nel campo non loro; racimolano la vigna del malvagio.
[7]Nudi passan la notte, senza panni, non hanno da coprirsi contro il freddo.
[8]Dagli scrosci dei monti sono bagnati, per mancanza di rifugi si aggrappano alle rocce.
[9]Rapiscono con violenza l'orfano e prendono in pegno ciò che copre il povero.
[10]Ignudi se ne vanno, senza vesti e affamati portano i covoni.
[11]Tra i filari frangono le olive, pigiano l'uva e soffrono la sete.
[12]Dalla città si alza il gemito dei moribondi e l'anima dei feriti grida aiuto:
Dio non presta attenzione alle loro preghiere.
[13]Altri odiano la luce, non ne vogliono riconoscere le vie né vogliono batterne i sentieri.
[14]Quando non c'è luce, si alza l'omicida per uccidere il misero e il povero; nella notte si aggira il ladro e si mette un velo sul volto.
[15]L'occhio dell'adultero spia il buio e pensa: «Nessun occhio mi osserva!».
[16]Nelle tenebre forzano le case, di giorno se ne stanno nascosti:
non vogliono saperne della luce; [17]l'alba è per tutti loro come spettro di morte; quando schiarisce, provano i terrori del buio fondo.
[18]Fuggono veloci di fronte al giorno; maledetta è la loro porzione di campo sulla terra, non si volgono più per la strada delle vigne.
[19]Come siccità e calore assorbono le acque nevose, così la morte rapisce il peccatore.
[20]Il seno che l'ha portato lo dimentica, i vermi ne fanno la loro delizia, non se ne conserva la memoria ed è troncata come un albero l'iniquità.
[21]Egli maltratta la sterile che non genera e non fa del bene alla vedova.
[22]Ma egli con la sua forza trascina i potenti, sorge quando più non può contare sulla vita.
[23]Anche Dio gli concede sicurezza ed egli sta saldo, ma i suoi occhi sono sopra la sua condotta.
[24]Salgono in alto per un poco, poi non sono più, sono buttati giù come tutti i mortali, falciati come la testa di una spiga.
[25]Non è forse così? Chi può smentirmi e ridurre a nulla le mie parole?

Giobbe - Capitolo 25

Inno all'onnipotenza di Dio

[1]Bildad il Suchita prese a dire:
[2]V'è forse dominio e paura presso Colui Che mantiene la pace nell'alto dei cieli?
[3]Si possono forse contare le sue schiere?
E sopra chi non sorge la sua luce?
[4]Come può giustificarsi un uomo davanti a Dio e apparire puro un nato di donna?
[5]Ecco, la luna stessa manca di chiarore e le stelle non sono pure ai suoi occhi:
[6]quanto meno l'uomo, questo verme, l'essere umano, questo bruco!

Giobbe - Capitolo 26

Bildad parla all'aria

[1]Giobbe rispose:
[2]Quanto aiuto hai dato al debole e come hai soccorso il braccio senza forza!
[3]Quanti buoni consigli hai dato all'ignorante e con quanta abbondanza hai manifestato la saggezza!
[4]A chi hai tu rivolto la parola e qual è lo spirito che da te è uscito?
[5]I morti tremano sotto terra, come pure le acque e i loro abitanti.
[6]Nuda è la tomba davanti a lui e senza velo è l'abisso.
[7]Egli stende il settentrione sopra il vuoto, tiene sospesa la terra sopra il nulla.
[8]Rinchiude le acque dentro le nubi, e le nubi non si squarciano sotto il loro peso.
[9]Copre la vista del suo trono stendendovi sopra la sua nube.
[10]Ha tracciato un cerchio sulle acque, sino al confine tra la luce e le tenebre.
[11]Le colonne del cielo si scuotono, sono prese da stupore alla sua minaccia.
[12]Con forza agita il mare e con intelligenza doma Raab.
[13]Al suo soffio si rasserenano i cieli, la sua mano trafigge il serpente tortuoso.
[14]Ecco, questi non sono che i margini delle sue opere; quanto lieve è il sussurro che noi ne percepiamo!
Ma il tuono della sua potenza chi può comprenderlo?

Giobbe - Capitolo 27

Giobbe, innocente, conosce la potenza di Dio

[1]Giobbe continuò a dire:
[2]Per la vita di Dio, che mi ha privato del mio diritto, per l'Onnipotente che mi ha amareggiato l'animo, [3]finché ci sarà in me un soffio di vita, e l'alito di Dio nelle mie narici, [4]mai le mie labbra diranno falsità e la mia lingua mai pronunzierà menzogna!
[5]Lungi da me che io mai vi dia ragione; fino alla morte non rinunzierò alla mia integrità.
[6]Mi terrò saldo nella mia giustizia senza cedere, la mia coscienza non mi rimprovera nessuno dei miei giorni.
[7]Sia trattato come reo il mio nemico e il mio avversario come un ingiusto.
[8]Che cosa infatti può sperare l'empio, quando finirà, quando Dio gli toglierà la vita?
[9]Ascolterà forse Dio il suo grido, quando la sventura piomberà su di lui?
[10]Porrà forse la sua compiacenza nell'Onnipotente?
Potrà forse invocare Dio in ogni momento?
[11]Io vi mostrerò la mano di Dio, non vi celerò i pensieri dell'Onnipotente.
[12]Ecco, voi tutti lo vedete; perché dunque vi perdete in cose vane?

Discorso di Zofar: Il maledetto

[13]Questa è la sorte che Dio riserva al malvagio e la porzione che i violenti ricevono dall'Onnipotente.
[14]Se ha molti figli, saranno per la spada e i suoi discendenti non avranno pane da sfamarsi; [15]i superstiti li seppellirà la peste e le loro vedove non faranno lamento.
[16]Se ammassa argento come la polvere e come fango si prepara vesti:
[17]egli le prepara, ma il giusto le indosserà e l'argento lo spartirà l'innocente.
[18]Ha costruito la casa come fragile nido e come una capanna fatta da un guardiano.
[19]Si corica ricco, ma per l'ultima volta, quando apre gli occhi, non avrà più nulla.
[20]Di giorno il terrore lo assale, di notte se lo rapisce il turbine; [21]il vento d'oriente lo solleva e se ne va, lo strappa lontano dal suo posto.
[22]Dio lo bersaglia senza pietà; tenta di sfuggire alla sua mano.
[23]Si battono le mani contro di lui e si fischia su di lui dal luogo dove abita.

Giobbe - Capitolo 28

4. ELOGIO DELLA SAPIENZA

La sapienza inaccessibile all'uomo

[1]Certo, per l'argento vi sono miniere e per l'oro luoghi dove esso si raffina.
[2]Il ferro si cava dal suolo e la pietra fusa libera il rame.
[3]L'uomo pone un termine alle tenebre e fruga fino all'estremo limite le rocce nel buio più fondo.
[4]Forano pozzi lungi dall'abitato coloro che perdono l'uso dei piedi:
pendono sospesi lontano dalla gente e vacillano.
[5]Una terra, da cui si trae pane, di sotto è sconvolta come dal fuoco.
[6]Le sue pietre contengono zaffiri e oro la sua polvere.
[7]L'uccello rapace ne ignora il sentiero, non lo scorge neppure l'occhio dell'aquila, [8]non battuto da bestie feroci, né mai attraversato dal leopardo.
[9]Contro la selce l'uomo porta la mano, sconvolge le montagne:
[10]nelle rocce scava gallerie e su quanto è prezioso posa l'occhio:
[11]scandaglia il fondo dei fiumi e quel che vi è nascosto porta alla luce.
[12]Ma la sapienza da dove si trae?
E il luogo dell'intelligenza dov'è?
[13]L'uomo non ne conosce la via, essa non si trova sulla terra dei viventi.
[14]L'abisso dice: «Non è in me!» e il mare dice: «Neppure presso di me!».
[15]Non si scambia con l'oro più scelto, né per comprarla si pesa l'argento.
[16]Non si acquista con l'oro di Ofir, con il prezioso berillo o con lo zaffiro.
[17]Non la pareggia l'oro e il cristallo, né si permuta con vasi di oro puro.
[18]Coralli e perle non meritano menzione, vale più scoprire la sapienza che le gemme.
[19]Non la eguaglia il topazio d'Etiopia; con l'oro puro non si può scambiare a peso.
[20]Ma da dove viene la sapienza?
E il luogo dell'intelligenza dov'è?
[21]E' nascosta agli occhi di ogni vivente ed è ignota agli uccelli del cielo.
[22]L'abisso e la morte dicono:
«Con gli orecchi ne udimmo la fama».
[23]Dio solo ne conosce la via, lui solo sa dove si trovi, [24]perché volge lo sguardo fino alle estremità della terra, vede quanto è sotto la volta del cielo.
[25]Quando diede al vento un peso e ordinò alle acque entro una misura, [26]quando impose una legge alla pioggia e una via al lampo dei tuoni; [27]allora la vide e la misurò, la comprese e la scrutò appieno [28]e disse all'uomo:
«Ecco, temere Dio, questo è sapienza e schivare il male, questo è intelligenza».

Giobbe - Capitolo 29

5. CONCLUSIONE DEL DIALOGO

Lamenti e apologia di Giobbe:

A. I giorni passati

[1]Giobbe continuò a pronunziare le sue sentenze e disse:
[2]Oh, potessi tornare com'ero ai mesi di un tempo, ai giorni in cui Dio mi proteggeva, [3]quando brillava la sua lucerna sopra il mio capo e alla sua luce camminavo in mezzo alle tenebre; [4]com'ero ai giorni del mio autunno, quando Dio proteggeva la mia tenda, [5]quando l'Onnipotente era ancora con me e i giovani mi stavano attorno; [6]quando mi lavavo in piedi nel latte e la roccia mi versava ruscelli d'olio!
[7]Quando uscivo verso la porta della città e sulla piazza ponevo il mio seggio:
[8]vedendomi, i giovani si ritiravano e i vecchi si alzavano in piedi; [9]i notabili sospendevano i discorsi e si mettevan la mano sulla bocca; [10]la voce dei capi si smorzava e la loro lingua restava fissa al palato; [11]con gli orecchi ascoltavano e mi dicevano felice, con gli occhi vedevano e mi rendevano testimonianza, [12]perché soccorrevo il povero che chiedeva aiuto, l'orfano che ne era privo.
[13]La benedizione del morente scendeva su di me e al cuore della vedova infondevo la gioia.
[14]Mi ero rivestito di giustizia come di un vestimento; come mantello e turbante era la mia equità.
[15]Io ero gli occhi per il cieco, ero i piedi per lo zoppo.
[16]Padre io ero per i poveri ed esaminavo la causa dello sconosciuto; [17]rompevo la mascella al perverso e dai suoi denti strappavo la preda.
[18]Pensavo: «Spirerò nel mio nido e moltiplicherò come sabbia i miei giorni».
[19]La mia radice avrà adito alle acque e la rugiada cadrà di notte sul mio ramo.
[20]La mia gloria sarà sempre nuova e il mio arco si rinforzerà nella mia mano.
[21]Mi ascoltavano in attesa fiduciosa e tacevano per udire il mio consiglio.
[22]Dopo le mie parole non replicavano e su di loro scendevano goccia a goccia i miei detti.
[23]Mi attendevano come si attende la pioggia e aprivano la bocca come ad acqua primaverile.
[24]Se a loro sorridevo, non osavano crederlo, né turbavano la serenità del mio volto.
[25]Indicavo loro la via da seguire e sedevo come capo, e vi rimanevo come un re fra i soldati o come un consolatore d'afflitti.

Giobbe - Capitolo 30

B. Angoscia presente

[1]Ora invece si ridono di me i più giovani di me in età, i cui padri non avrei degnato di mettere tra i cani del mio gregge.
[2]Anche la forza delle loro mani a che mi giova?
Hanno perduto ogni vigore; [3]disfatti dalla indigenza e dalla fame, brucano per l'arido deserto, [4]da lungo tempo regione desolata, raccogliendo l'erba salsa accanto ai cespugli e radici di ginestra per loro cibo.
[5]Cacciati via dal consorzio umano, a loro si grida dietro come al ladro; [6]sì che dimorano in valli orrende, nelle caverne della terra e nelle rupi.
[7]In mezzo alle macchie urlano e sotto i roveti si adunano; [8]razza ignobile, anzi razza senza nome, sono calpestati più della terra.
[9]Ora io sono la loro canzone, sono diventato la loro favola!
[10]Hanno orrore di me e mi schivano e non si astengono dallo sputarmi in faccia!
[11]Poiché egli ha allentato il mio arco e mi ha abbattuto, essi han rigettato davanti a me ogni freno.
[12]A destra insorge la ragazzaglia; smuovono i miei passi e appianano la strada contro di me per perdermi.
[13]Hanno demolito il mio sentiero, cospirando per la mia disfatta e nessuno si oppone a loro.
[14]Avanzano come attraverso una larga breccia, sbucano in mezzo alle macerie.
[15]I terrori si sono volti contro di me; si è dileguata, come vento, la mia grandezza e come nube è passata la mia felicità.
[16]Ora mi consumo e mi colgono giorni d'afflizione.
[17]Di notte mi sento trafiggere le ossa e i dolori che mi rodono non mi danno riposo.
[18]A gran forza egli mi afferra per la veste, mi stringe per l'accollatura della mia tunica.
[19]Mi ha gettato nel fango:
son diventato polvere e cenere.
[20]Io grido a te, ma tu non mi rispondi, insisto, ma tu non mi dai retta.
[21]Tu sei un duro avversario verso di me e con la forza delle tue mani mi perseguiti; [22]mi sollevi e mi poni a cavallo del vento e mi fai sballottare dalla bufera.
[23]So bene che mi conduci alla morte, alla casa dove si riunisce ogni vivente.
[24]Ma qui nessuno tende la mano alla preghiera, né per la sua sventura invoca aiuto.
[25]Non ho pianto io forse con chi aveva i giorni duri e non mi sono afflitto per l'indigente?
[26]Eppure aspettavo il bene ed è venuto il male, aspettavo la luce ed è venuto il buio.
[27]Le mie viscere ribollono senza posa e giorni d'affanno mi assalgono.
[28]Avanzo con il volto scuro, senza conforto, nell'assemblea mi alzo per invocare aiuto.
[29]Sono divenuto fratello degli sciacalli e compagno degli struzzi.
[30]La mia pelle si è annerita, mi si stacca e le mie ossa bruciano dall'arsura.
[31]La mia cetra serve per lamenti e il mio flauto per la voce di chi piange.

Giobbe - Capitolo 31

Apologia di Giobbe

[1]Avevo stretto con gli occhi un patto di non fissare neppure una vergine.
[2]Che parte mi assegna Dio di lassù e che porzione mi assegna l'Onnipotente dall'alto?
[3]Non è forse la rovina riservata all'iniquo e la sventura per chi compie il male?
[4]Non vede egli la mia condotta e non conta tutti i miei passi?
[5]Se ho agito con falsità e il mio piede si è affrettato verso la frode, [6]mi pesi pure sulla bilancia della giustizia e Dio riconoscerà la mia integrità.
[7]Se il mio passo è andato fuori strada e il mio cuore ha seguito i miei occhi, se alla mia mano si è attaccata sozzura, [8]io semini e un altro ne mangi il frutto e siano sradicati i miei germogli.
[9]Se il mio cuore fu sedotto da una donna e ho spiato alla porta del mio prossimo, [10]mia moglie macini per un altro e altri ne abusino; [11]difatti quello è uno scandalo, un delitto da deferire ai giudici, [12]quello è un fuoco che divora fino alla distruzione e avrebbe consumato tutto il mio raccolto.
[13]Se ho negato i diritti del mio schiavo e della schiava in lite con me, [14]che farei, quando Dio si alzerà, e, quando farà l'inchiesta, che risponderei?
[15]Chi ha fatto me nel seno materno, non ha fatto anche lui?
Non fu lo stesso a formarci nel seno?
[16]Mai ho rifiutato quanto brama il povero, né ho lasciato languire gli occhi della vedova; [17]mai da solo ho mangiato il mio tozzo di pane, senza che ne mangiasse l'orfano, [18]poiché Dio, come un padre, mi ha allevato fin dall'infanzia e fin dal ventre di mia madre mi ha guidato.
[19]Se mai ho visto un misero privo di vesti o un povero che non aveva di che coprirsi, [20]se non hanno dovuto benedirmi i suoi fianchi, o con la lana dei miei agnelli non si è riscaldato; [21]se contro un innocente ho alzato la mano, perché vedevo alla porta chi mi spalleggiava, [22]mi si stacchi la spalla dalla nuca e si rompa al gomito il mio braccio, [23]perché mi incute timore la mano di Dio e davanti alla sua maestà non posso resistere.
[24]Se ho riposto la mia speranza nell'oro e all'oro fino ho detto: «Tu sei la mia fiducia»; [25]se godevo perché grandi erano i miei beni e guadagnava molto la mia mano; [26]se vedendo il sole risplendere e la luna chiara avanzare, [27]si è lasciato sedurre in segreto il mio cuore e con la mano alla bocca ho mandato un bacio, [28]anche questo sarebbe stato un delitto da tribunale, perché avrei rinnegato Dio che sta in alto.
[29]Ho gioito forse della disgrazia del mio nemico e ho esultato perché lo colpiva la sventura, [30]io che non ho permesso alla mia lingua di peccare, augurando la sua morte con imprecazioni?
[31]Non diceva forse la gente della mia tenda:
«A chi non ha dato delle sue carni per saziarsi?».
[32]All'aperto non passava la notte lo straniero e al viandante aprivo le mie porte.
[33]Non ho nascosto, alla maniera degli uomini, la mia colpa, tenendo celato il mio delitto in petto, [34]come se temessi molto la folla, e il disprezzo delle tribù mi spaventasse, sì da starmene zitto senza uscire di casa.
[38]Se contro di me grida la mia terra e i suoi solchi piangono con essa; [39]se ho mangiato il suo frutto senza pagare e ho fatto sospirare dalla fame i suoi coltivatori, [40]in luogo di frumento, getti spine, ed erbaccia al posto dell'orzo.
[35]Oh, avessi uno che mi ascoltasse!
Ecco qui la mia firma! L'Onnipotente mi risponda!
Il documento scritto dal mio avversario [36]vorrei certo portarlo sulle mie spalle e cingerlo come mio diadema!
[37]Il numero dei miei passi gli manifesterei e mi presenterei a lui come sovrano.

Giobbe - Capitolo 32

III. I DISCORSI DI ELIU

Intervento di Eliu

(31,40b) Quando Giobbe ebbe finito di parlare, [1]quei tre uomini cessarono di rispondere a Giobbe, perchè egli si riteneva giusto. [2]Allora si accese lo sdegno di Eliu, figlio di Barachele il Buzita, della tribù di Ram. Si accese di sdegno contro Giobbe, perché pretendeva d'aver ragione di fronte a Dio; [3]si accese di sdegno anche contro i suoi tre amici, perché non avevano trovato di che rispondere, sebbene avessero dichiarato Giobbe colpevole. [4]Però Eliu aveva aspettato, mentre essi parlavano con Giobbe, perché erano più vecchi di lui in età. [5]Quando dunque vide che sulla bocca di questi tre uomini non vi era più alcuna risposta, Eliu si accese di sdegno.
[6]Presa dunque la parola, Eliu, figlio di Barachele il Buzita, disse:

Esordio

Giovane io sono di anni e voi siete gia canuti; per questo ho esitato per rispetto a manifestare a voi il mio sapere.
[7]Pensavo: Parlerà l'età e i canuti insegneranno la sapienza.
[8]Ma certo essa è un soffio nell'uomo; l'ispirazione dell'Onnipotente lo fa intelligente.
[9]Non sono i molti anni a dar la sapienza, né sempre i vecchi distinguono ciò che è giusto.
[10]Per questo io oso dire: Ascoltatemi; anch'io esporrò il mio sapere.
[11]Ecco, ho atteso le vostre parole, ho teso l'orecchio ai vostri argomenti.
Finché andavate in cerca di argomenti [12]su di voi fissai l'attenzione.
Ma ecco, nessuno ha potuto convincere Giobbe, nessuno tra di voi risponde ai suoi detti.
[13]Non dite: Noi abbiamo trovato la sapienza, ma lo confuti Dio, non l'uomo!
[14]Egli non mi ha rivolto parole, e io non gli risponderò con le vostre parole.
[15]Sono vinti, non rispondono più, mancano loro le parole.
[16]Ho atteso, ma poiché non parlano più, poiché stanno lì senza risposta, [17]voglio anch'io dire la mia parte, anch'io esporrò il mio parere; [18]mi sento infatti pieno di parole, mi preme lo spirito che è dentro di me.
[19]Ecco, dentro di me c'è come vino senza sfogo, come vino che squarcia gli otri nuovi.
[20]Parlerò e mi sfogherò, aprirò le labbra e risponderò.
[21]Non guarderò in faccia ad alcuno, non adulerò nessuno, [22]perché io non so adulare:
altrimenti il mio creatore in breve mi eliminerebbe.

Giobbe - Capitolo 33

La presunzione di Giobbe

[1]Ascolta dunque, Giobbe, i miei discorsi, ad ogni mia parola porgi l'orecchio.
[2]Ecco, io apro la bocca, parla la mia lingua entro il mio palato.
[3]Il mio cuore dirà sagge parole e le mie labbra parleranno chiaramente.
[4]Lo spirito di Dio mi ha creato e il soffio dell'Onnipotente mi dà vita.
[5]Se puoi, rispondimi, prepàrati davanti a me, stà pronto.
[6]Ecco, io sono come te di fronte a Dio e anch'io sono stato tratto dal fango:
[7]ecco, nulla hai da temere da me, né graverò su di te la mano.
[8]Non hai fatto che dire ai miei orecchi e ho ben udito il suono dei tuoi detti:
[9]«Puro son io, senza peccato, io sono mondo, non ho colpa; [10]ma egli contro di me trova pretesti e mi stima suo nemico; [11]pone in ceppi i miei piedi e spia tutti i miei passi!».
[12]Ecco, in questo ti rispondo: non hai ragione.
Dio è infatti più grande dell'uomo.
[13]Perché ti lamenti di lui, se non risponde ad ogni tua parola?
[14]Dio parla in un modo o in un altro, ma non si fa attenzione.
[15]Parla nel sogno, visione notturna, quando cade il sopore sugli uomini e si addormentano sul loro giaciglio; [16]apre allora l'orecchio degli uomini e con apparizioni li spaventa, [17]per distogliere l'uomo dal male e tenerlo lontano dall'orgoglio, [18]per preservarne l'anima dalla fossa e la sua vita dalla morte violenta.
[19]Lo corregge con il dolore nel suo letto e con la tortura continua delle ossa; [20]quando il suo senso ha nausea del pane, il suo appetito del cibo squisito; [21]quando la sua carne si consuma a vista d'occhio e le ossa, che non si vedevano prima, spuntano fuori, [22]quando egli si avvicina alla fossa e la sua vita alla dimora dei morti.
[23]Ma se vi è un angelo presso di lui, un protettore solo fra mille, per mostrare all'uomo il suo dovere, [24]abbia pietà di lui e dica:
«Scampalo dallo scender nella fossa, ho trovato il riscatto», [25]allora la sua carne sarà più fresca che in gioventù, tornerà ai giorni della sua adolescenza:
[26]supplicherà Dio e questi gli userà benevolenza, gli mostrerà il suo volto in giubilo, e renderà all'uomo la sua giustizia.
[27]Egli si rivolgerà agli uomini e dirà:
«Avevo peccato e violato la giustizia, ma egli non mi ha punito per quel che meritavo; [28]mi ha scampato dalla fossa e la mia vita rivede la luce».
[29]Ecco, tutto questo fa Dio, due volte, tre volte con l'uomo, [30]per sottrarre l'anima sua dalla fossa e illuminarla con la luce dei viventi.
[31]Attendi, Giobbe, ascoltami, taci e io parlerò:
[32]ma se hai qualcosa da dire, rispondimi, parla, perché vorrei darti ragione; [33]se no, tu ascoltami e io ti insegnerò la sapienza.

Giobbe - Capitolo 34

Scacco dei tre saggi nel discolpare Dio

[1]Eliu continuò a dire:
[2]Ascoltate, saggi, le mie parole e voi, sapienti, porgetemi l'orecchio, [3]Perché l'orecchio distingue le parole, come il palato assapora i cibi.
[4]Esploriamo noi ciò che è giusto, indaghiamo fra di noi quale sia il bene:
[5]poiché Giobbe ha detto: «Io son giusto, ma Dio mi ha tolto il mio diritto; [6]contro il mio diritto passo per menzognero, inguaribile è la mia piaga benché senza colpa».
[7]Chi è come Giobbe che beve, come l'acqua, l'insulto, [8]che fa la strada in compagnia dei malfattori, andando con uomini iniqui?
[9]Poiché egli ha detto: «Non giova all'uomo essere in buona grazia con Dio».
[10]Perciò ascoltatemi, uomini di senno:
lungi da Dio l'iniquità e dall'Onnipotente l'ingiustizia!
[11]Poiché egli ripaga l'uomo secondo il suo operato e fa trovare ad ognuno secondo la sua condotta.
[12]In verità, Dio non agisce da ingiusto e l'Onnipotente non sovverte il diritto!
[13]Chi mai gli ha affidato la terra e chi ha disposto il mondo intero?
[14]Se egli richiamasse il suo spirito a sè e a sé ritraesse il suo soffio, [15]ogni carne morirebbe all'istante e l'uomo ritornerebbe in polvere.
[16]Se hai intelletto, ascolta bene questo, porgi l'orecchio al suono delle mie parole.
[17]Può mai governare chi odia il diritto?
E tu osi condannare il Gran Giusto? [18]lui che dice ad un re: «Iniquo!» e ai principi: «Malvagi!», [19]lui che non usa parzialità con i potenti e non preferisce al povero il ricco, perché tutti costoro sono opera delle sue mani?
[20]In un istante muoiono e nel cuore della notte sono colpiti i potenti e periscono; e senza sforzo rimuove i tiranni, [21]poiché egli tiene gli occhi sulla condotta dell'uomo e vede tutti i suoi passi.
[22]Non vi è tenebra, non densa oscurità, dove possano nascondersi i malfattori.
[23]Poiché non si pone all'uomo un termine per comparire davanti a Dio in giudizio:
[24]egli fiacca i potenti, senza fare inchieste, e colloca altri al loro posto.
[25]Poiché conosce le loro opere, li travolge nella notte e sono schiacciati; [26]come malvagi li percuote, li colpisce alla vista di tutti; [27]perché si sono allontanati da lui e di tutte le sue vie non si sono curati, [28]sì da far giungere fino a lui il grido dell'oppresso e fargli udire il lamento dei poveri.
[29]Se egli tace, chi lo può condannare?
Se vela la faccia, chi lo può vedere?
Ma sulle nazioni e sugli individui egli veglia, [30]perché non regni un uomo perverso, perché il popolo non abbia inciampi.
[31]Si può dunque dire a Dio:
«Porto la pena, senza aver fatto il male; [32]se ho peccato, mostramelo; se ho commesso l'iniquità, non lo farò più»?
[33]Forse, secondo le tue idee dovrebbe ricompensare, perché tu rifiuti il suo giudizio?
Poiché tu devi scegliere, non io, dì, dunque, quello che sai.
[34]Gli uomini di senno mi diranno con l'uomo saggio che mi ascolta:
[35]«Giobbe non parla con sapienza e le sue parole sono prive di senno».
[36]Bene, Giobbe sia esaminato fino in fondo, per le sue risposte da uomo empio, [37]perché aggiunge al suo peccato la rivolta, in mezzo a noi batte le mani e moltiplica le parole contro Dio.

Giobbe - Capitolo 35

Dio non è indifferente ai casi umani

[1]Eliu riprese a dire:
[2]Ti pare di aver pensato cosa giusta, quando dicesti: «Ho ragione davanti a Dio»?
[3]O quando hai detto: «Che te ne importa?
Che utilità ne ho dal mio peccato»?
[4]Risponderò a te con discorsi e ai tuoi amici insieme con te.
[5]Contempla il cielo e osserva, considera le nubi: sono più alte di te.
[6]Se pecchi, che gli fai?
Se moltiplichi i tuoi delitti, che danno gli arrechi?
[7]Se tu sei giusto, che cosa gli dai o che cosa riceve dalla tua mano?
[8]Su un uomo come te ricade la tua malizia, su un figlio d'uomo la tua giustizia!
[9]Si grida per la gravità dell'oppressione, si invoca aiuto sotto il braccio dei potenti, [10]ma non si dice: «Dov'è quel Dio che mi ha creato, che concede nella notte canti di gioia; [11]che ci rende più istruiti delle bestie
selvatiche, che ci fa più saggi degli uccelli del cielo?».
[12]Si grida, allora, ma egli non risponde di fronte alla superbia dei malvagi.
[13]Certo è falso dire: «Dio non ascolta e l'Onnipotente non presta attenzione»; [14]più ancora quando tu dici che non lo vedi, che la tua causa sta innanzi a lui e tu in lui speri; [15]così pure quando dici che la sua ira non punisce né si cura molto dell'iniquità.
[16]Giobbe dunque apre invano la sua bocca e senza cognizione moltiplica le chiacchiere.

Giobbe - Capitolo 36

Il vero senso delle sofferenze di Giobbe

[1]Eliu continuò a dire:
[2]Abbi un pò di pazienza e io te lo dimostrerò, perché in difesa di Dio c'è altro da dire.
[3]Prenderò da lontano il mio sapere e renderò giustizia al mio creatore, [4]poiché non è certo menzogna il mio parlare:
un uomo di perfetta scienza è qui con te.
[5]Ecco, Dio è grande e non si ritratta, egli è grande per fermezza di cuore.
[6]Non lascia vivere l'iniquo e rende giustizia ai miseri.
[7]Non toglie gli occhi dai giusti, li fa sedere sul trono con i re e li esalta per sempre.
[8]Se talvolta essi sono avvinti in catene, se sono stretti dai lacci dell'afflizione, [9]fa loro conoscere le opere loro e i loro falli, perché superbi; [10]apre loro gli orecchi per la correzione e ordina che si allontanino dalla iniquità.
[11]Se ascoltano e si sottomettono, chiuderanno i loro giorni nel benessere e i loro anni nelle delizie.
[12]Ma se non vorranno ascoltare, di morte violenta periranno, spireranno senza neppure saperlo.
[13]I perversi di cuore accumulano l'ira; non invocano aiuto, quando Dio li avvince in catene:
[14]si spegne in gioventù la loro anima, e la loro vita all'età dei dissoluti.
[15]Ma egli libera il povero con l'afflizione, gli apre l'udito con la sventura.
[16]Anche te intende sottrarre dal morso dell'angustia:
avrai in cambio un luogo ampio, non ristretto e la tua tavola sarà colma di vivande grasse.
[17]Ma se colmi la misura con giudizi da empio, giudizio e condanna ti seguiranno.
[18]La collera non ti trasporti alla bestemmia, l'abbondanza dell'espiazione non ti faccia fuorviare.
[19]Può forse farti uscire dall'angustia il tuo grido, con tutti i tentativi di forza?
[20]Non sospirare quella notte, in cui i popoli vanno al loro luogo.
[21]Bada di non volgerti all'iniquità, poiché per questo sei stato provato dalla miseria.

Inno alla sapienza onnipotente

[22]Ecco, Dio è sublime nella sua potenza; chi come lui è temibile?
[23]Chi mai gli ha imposto il suo modo d'agire o chi mai ha potuto dirgli: «Hai agito male?».
[24]Ricordati che devi esaltare la sua opera, che altri uomini hanno cantato.
[25]Ogni uomo la contempla, il mortale la mira da lontano.
[26]Ecco, Dio è così grande, che non lo comprendiamo:
il numero dei suoi anni è incalcolabile.
[27]Egli attrae in alto le gocce dell'acqua e scioglie in pioggia i suoi vapori, [28]che le nubi riversano e grondano sull'uomo in grande quantità.
[31]In tal modo sostenta i popoli e offre alimento in abbondanza.
[29]Chi inoltre può comprendere la distesa delle nubi, i fragori della sua dimora?
[30]Ecco, espande sopra di esso il suo vapore e copre le profondità del mare.
[32]Arma le mani di folgori e le scaglia contro il bersaglio.
[33]Lo annunzia il suo fragore, riserva d'ira contro l'iniquità.

Giobbe - Capitolo 37

[1]Per questo mi batte forte il cuore e mi balza fuori dal petto.
[2]Udite, udite, il rumore della sua voce, il fragore che esce dalla sua bocca.
[3]Il lampo si diffonde sotto tutto il cielo e il suo bagliore giunge ai lembi della terra; [4]dietro di esso brontola il tuono, mugghia con il suo fragore maestoso e nulla arresta i fulmini, da quando si è udita la sua voce; [5]mirabilmente tuona Dio con la sua voce opera meraviglie che non comprendiamo!
[6]Egli infatti dice alla neve: «Cadi sulla terra» e alle piogge dirotte: «Siate violente».
[7]Rinchiude ogni uomo in casa sotto sigillo, perché tutti riconoscano la sua opera.
[8]Le fiere si ritirano nei loro ripari e nelle loro tane si accovacciano.
[9]Dal mezzogiorno avanza l'uragano e il freddo dal settentrione.
[10]Al soffio di Dio si forma il ghiaccio e la distesa dell'acqua si congela.
[11]Carica di umidità le nuvole e le nubi ne diffondono le folgori.
[12]Egli le fa vagare dappertutto secondo i suoi ordini, perché eseguiscano quanto comanda loro sul mondo intero.
[13]Le manda o per castigo della terra o in segno di bontà.
[14]Porgi l'orecchio a questo, Giobbe, soffèrmati e considera le meraviglie di Dio.
[15]Sai tu come Dio le diriga e come la sua nube produca il lampo?
[16]Conosci tu come la nube si libri in aria, i prodigi di colui che tutto sa?
[17]Come le tue vesti siano calde quando non soffia l'austro e la terra riposa?
[18]Hai tu forse disteso con lui il firmamento, solido come specchio di metallo fuso?
[19]Insegnaci che cosa dobbiamo dirgli.
Noi non parleremo per l'oscurità.
[20]Gli si può forse ordinare: «Parlerò io?».
O un uomo può dire che è sopraffatto?
[21]Ora diventa invisibile la luce, oscurata in mezzo alle nubi:
ma tira il vento e le spazza via.
[22]Dal nord giunge un aureo chiarore, intorno a Dio è tremenda maestà.
[23]L}Onnipotente noi non lo possiamo raggiungere, sublime in potenza e rettitudine e grande per giustizia: egli non ha da rispondere.
[24]Perciò gli uomini lo temono:
a lui la venerazione di tutti i saggi di mente.

Giobbe - Capitolo 38

IV. I DISCORSI DI IAHVE

PRIMO DISCORSO

La sapienza creatrice confonde Giobbe

[1]Il Signore rispose a Giobbe di mezzo al turbine:
[2]Chi è costui che oscura il consiglio con parole insipienti?
[3]Cingiti i fianchi come un prode, io t'interrogherò e tu mi istruirai.
[4]Dov'eri tu quand'io ponevo le fondamenta della terra?
Dillo, se hai tanta intelligenza!
[5]Chi ha fissato le sue dimensioni, se lo sai, o chi ha teso su di essa la misura?
[6]Dove sono fissate le sue basi o chi ha posto la sua pietra angolare, [7]mentre gioivano in coro le stelle del mattino e plaudivano tutti i figli di Dio?
[8]Chi ha chiuso tra due porte il mare, quando erompeva uscendo dal seno materno, [9]quando lo circondavo di nubi per veste e per fasce di caligine folta?
[10]Poi gli ho fissato un limite e gli ho messo chiavistello e porte [11]e ho detto: «Fin qui giungerai e non oltre e qui s'infrangerà l'orgoglio delle tue onde».
[12]Da quando vivi, hai mai comandato al mattino e assegnato il posto all'aurora, [13]perché essa afferri i lembi della terra e ne scuota i malvagi?
[14]Si trasforma come creta da sigillo e si colora come un vestito.
[15]E' sottratta ai malvagi la loro luce ed è spezzato il braccio che si alza a colpire.
[16]Sei mai giunto alle sorgenti del mare e nel fondo dell'abisso hai tu passeggiato?
[17]Ti sono state indicate le porte della morte e hai visto le porte dell'ombra funerea?
[18]Hai tu considerato le distese della terra?
Dillo, se sai tutto questo!
[19]Per quale via si va dove abita la luce e dove hanno dimora le tenebre [20]perché tu le conduca al loro dominio o almeno tu sappia avviarle verso la loro casa?
[21]Certo, tu lo sai, perché allora eri nato e il numero dei tuoi giorni è assai grande!
[22]Sei mai giunto ai serbatoi della neve, hai mai visto i serbatoi della grandine, [23]che io riserbo per il tempo della sciagura, per il giorno della guerra e della battaglia?
[24]Per quali vie si espande la luce, si diffonde il vento d'oriente sulla terra?
[25]Chi ha scavato canali agli acquazzoni e una strada alla nube tonante, [26]per far piovere sopra una terra senza uomini, su un deserto dove non c'è nessuno, [27]per dissetare regioni desolate e squallide e far germogliare erbe nella steppa?
[28]Ha forse un padre la pioggia?
O chi mette al mondo le gocce della rugiada?
[29]Dal seno di chi è uscito il ghiaccio e la brina del cielo chi l'ha generata?
[30]Come pietra le acque induriscono e la faccia dell'abisso si raggela.
[31]Puoi tu annodare i legami delle Plèiadi o sciogliere i vincoli di Orione?
[32]Fai tu spuntare a suo tempo la stella del mattino o puoi guidare l'Orsa insieme con i suoi figli?
[33]Conosci tu le leggi del cielo o ne applichi le norme sulla terra?
[34]Puoi tu alzare la voce fino alle nubi e farti coprire da un rovescio di acqua?
[35]Scagli tu i fulmini e partono dicendoti: «Eccoci!»?
[36]Chi ha elargito all'ibis la sapienza o chi ha dato al gallo intelligenza?
[37]Chi può con sapienza calcolare le nubi e chi riversa gli otri del cielo, [38]quando si fonde la polvere in una massa e le zolle si attaccano insieme?
[39]Vai tu a caccia di preda per la leonessa e sazi la fame dei leoncini, [40]quando sono accovacciati nelle tane o stanno in agguato fra le macchie?
[41]Chi prepara al corvo il suo pasto, quando i suoi nati gridano verso Dio e vagano qua e là per mancanza di cibo?

Giobbe - Capitolo 39

[1]Sai tu quando figliano le camozze e assisti al parto delle cerve?
[2]Conti tu i mesi della loro gravidanza e sai tu quando devono figliare?
[3]Si curvano e depongono i figli, metton fine alle loro doglie.
[4]Robusti sono i loro figli, crescono in campagna, partono e non tornano più da esse.
[5]Chi lascia libero l'asino selvatico e chi scioglie i legami dell'ònagro, [6]al quale ho dato la steppa per casa e per dimora la terra salmastra?
[7]Del fracasso della città se ne ride e gli urli dei guardiani non ode.
[8]Gira per le montagne, sua pastura, e va in cerca di quanto è verde.
[9]Il bufalo si lascerà piegare a servirti o a passar la notte presso la tua greppia?
[10]Potrai legarlo con la corda per fare il solco o fargli erpicare le valli dietro a te?
[11]Ti fiderai di lui, perché la sua forza è grande e a lui affiderai le tue fatiche?
[12]Conterai su di lui, che torni e raduni la tua messe sulla tua aia?
[13]L'ala dello struzzo batte festante, ma è forse penna e piuma di cicogna?
[14]Abbandona infatti alla terra le uova e sulla polvere le lascia riscaldare.
[15]Dimentica che un piede può schiacciarle, una bestia selvatica calpestarle.
[16]Tratta duramente i figli, come se non fossero suoi, della sua inutile fatica non si affanna, [17]perché Dio gli ha negato la saggezza e non gli ha dato in sorte discernimento.
[18]Ma quando giunge il saettatore, fugge agitando le ali:
si beffa del cavallo e del suo cavaliere.
[19]Puoi tu dare la forza al cavallo e vestire di fremiti il suo collo?
[20]Lo fai tu sbuffare come un fumaiolo?
Il suo alto nitrito incute spavento.
[21]Scalpita nella valle giulivo e con impeto va incontro alle armi.
[22]Sprezza la paura, non teme, né retrocede davanti alla spada.
[23]Su di lui risuona la faretra, il luccicar della lancia e del dardo.
[24]Strepitando, fremendo, divora lo spazio e al suono della tromba più non si tiene.
[25]Al primo squillo grida: «Aah!...» e da lontano fiuta la battaglia, gli urli dei capi, il fragor della mischia.
[26]Forse per il tuo senno si alza in volo lo sparviero e spiega le ali verso il sud?
[27]O al tuo comando l'aquila s'innalza e pone il suo nido sulle alture?
[28]Abita le rocce e passa la notte sui denti di rupe o sui picchi.
[29]Di lassù spia la preda, lontano scrutano i suoi occhi.
[30]I suoi aquilotti succhiano il sangue e dove sono cadaveri, là essa si trova.

Giobbe - Capitolo 40

[1]Il Signore riprese e disse a Giobbe:
[2]Il censore vorrà ancora contendere con l'Onnipotente?
L'accusatore di Dio risponda!
[3]Giobbe rivolto al Signore disse:
[4]Ecco, sono ben meschino: che ti posso rispondere?
Mi metto la mano sulla bocca.
[5]Ho parlato una volta, ma non replicherò.
ho parlato due volte, ma non continuerò.

SECONDO DISCORSO

Dio controlla le forze del male

[6]Allora il Signore rispose a Giobbe di mezzo al turbine e disse:
[7]Cingiti i fianchi come un prode:
io t'interrogherò e tu mi istruirai.
[8]Oseresti proprio cancellare il mio guidizio e farmi torto per avere tu ragione?
[9]Hai tu un braccio come quello di Dio e puoi tuonare con voce pari alla sua?
[10]Ornati pure di maestà e di sublimità, rivestiti di splendore e di gloria; [11]diffondi i furori della tua collera, mira ogni superbo e abbattilo, [12]mira ogni superbo e umilialo, schiaccia i malvagi ovunque si trovino; [13]nascondili nella polvere tutti insieme, rinchiudili nella polvere tutti insieme, [14]anch'io ti loderò, perché hai trionfato con la destra.

Le bestie

[15]Ecco, l'ippopotamo, che io ho creato al pari di te, mangia l'erba come il bue.
[16]Guarda, la sua forza è nei fianchi e il suo vigore nel ventre.
[17]Rizza la coda come un cedro, i nervi delle sue cosce s'intrecciano saldi, [18]le sue vertebre, tubi di bronzo, le sue ossa come spranghe di ferro.
[19]Esso è la prima delle opere di Dio; il suo creatore lo ha fornito di difesa.
[20]I monti gli offrono i loro prodotti e là tutte le bestie della campagna si trastullano.
[21]Sotto le piante di loto si sdraia, nel folto del canneto della palude.
[22]Lo ricoprono d'ombra i loti selvatici, lo circondano i salici del torrente.
[23]Ecco, si gonfi pure il fiume: egli non trema, è calmo, anche se il Giordano gli salisse fino alla bocca.
[24]Chi potrà afferarlo per gli occhi, prenderlo con lacci e forargli le narici?

Leviatan

[25]Puoi tu pescare il Leviatan con l'amo e tener ferma la sua lingua con una corda, [26]ficcargli un giunco nelle narici e forargli la mascella con un uncino?
[27]Ti farà forse molte suppliche e ti rivolgerà dolci parole?
[28]Stipulerà forse con te un'alleanza, perché tu lo prenda come servo per sempre?
[29]Scherzerai con lui come un passero, legandolo per le tue fanciulle?
[30]Lo metteranno in vendita le compagnie di pesca, se lo divideranno i commercianti?
[31]Crivellerai di dardi la sua pelle e con la fiocina la sua testa?
[32]Metti su di lui la mano:
al ricordo della lotta, non rimproverai!

Giobbe - Capitolo 41

[1]Ecco, la tua speranza è fallita, al solo vederlo uno stramazza.
[2]Nessuno è tanto audace da osare eccitarlo e chi mai potrà star saldo di fronte a lui?
[3]Chi mai lo ha assalito e si è salvato?
Nessuno sotto tutto il cielo.
[4]Non tacerò la forza delle sue membra:
in fatto di forza non ha pari.
[5]Chi gli ha mai aperto sul davanti il manto di pelle e nella sua doppia corazza chi può penetrare?
[6]Le porte della sua bocca chi mai ha aperto?
Intorno ai suoi denti è il terrore!
[7]Il suo dorso è a lamine di scudi, saldate con stretto suggello; [8]l'una con l'altra si toccano, sì che aria fra di esse non passa:
[9]ognuna aderisce alla vicina, sono compatte e non possono separarsi.
[10]Il suo starnuto irradia luce e i suoi occhi sono come le palpebre dell'aurora.
[11]Dalla sua bocca partono vampate, sprizzano scintille di fuoco.
[12]Dalle sue narici esce fumo come da caldaia, che bolle sul fuoco.
[13]Il suo fiato incendia carboni e dalla bocca gli escono fiamme.
[14]Nel suo collo risiede la forza e innanzi a lui corre la paura.
[15]Le giogaie della sua carne son ben compatte, sono ben salde su di lui, non si muovono.
[16]Il suo cuore è duro come pietra, duro come la pietra inferiore della macina.
[17]Quando si alza, si spaventano i forti e per il terrore restano smarriti.
[18]La spada che lo raggiunge non vi si infigge, né lancia, né freccia né giavellotto;
[19]stima il ferro come paglia, il bronzo come legno tarlato.
[20]Non lo mette in fuga la freccia, in pula si cambian per lui le pietre della fionda.
[21]Come stoppia stima una mazza e si fa beffe del vibrare dell'asta.
[22]Al disotto ha cocci acuti e striscia come erpice sul molle terreno.
[23]Fa ribollire come pentola il gorgo, fa del mare come un vaso da unguenti.
[24]Dietro a sé produce una bianca scia e l'abisso appare canuto.
[25]Nessuno sulla terra è pari a lui, fatto per non aver paura.
[26]Lo teme ogni essere più altero; egli è il re su tutte le fiere più superbe.

Giobbe - Capitolo 42

Ultima risposta di Giobbe

[1]Allora Giobbe rispose al Signore e disse:
[2]Comprendo che puoi tutto e che nessuna cosa è impossibile per te.
[3]Chi è colui che, senza aver scienza, può oscurare il tuo consiglio?
Ho esposto dunque senza discernimento cose troppo superiori a me, che io non comprendo.
[4]«Ascoltami e io parlerò, io t'interrogherò e tu istruiscimi».
[5]Io ti conoscevo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti vedono.
[6]Perciò mi ricredo e ne provo pentimento sopra polvere e cenere.

V. EPILOGO

Iahve biasima i tre saggi

[7]Dopo che il Signore aveva rivolto queste parole a Giobbe, disse a Elifaz il Temanita: «La mia ira si è accesa contro di te e contro i tuoi due amici, perché non avete detto di me cose rette come il mio servo Giobbe. [8]Prendete dunque sette vitelli e sette montoni e andate dal mio servo Giobbe e offriteli in olocausto per voi; il mio servo Giobbe pregherà per voi, affinchè io, per riguardo a lui, non punisca la vostra stoltezza, perché non avete detto di me cose rette come il mio servo Giobbe».
[9]Elifaz il Temanita, Bildad il Suchita e Zofar il Naamatita andarono e fecero come loro aveva detto il Signore e il Signore ebbe riguardo di Giobbe.

Dio reintegra la fortuna di Giobbe

[10]Dio ristabilì Giobbe nello stato di prima, avendo egli pregato per i suoi amici; accrebbe anzi del doppio quanto Giobbe aveva posseduto. [11]Tutti i suoi fratelli, le sue sorelle e i suoi conoscenti di prima vennero a trovarlo e mangiarono pane in casa sua e lo commiserarono e lo consolarono di tutto il male che il Signore aveva mandato su di lui e gli regalarono ognuno una piastra e un anello d'oro.
[12]Il Signore benedisse la nuova condizione di Giobbe più della prima ed egli possedette quattordicimila pecore e seimila cammelli, mille paia di buoi e mille asine. [13]Ebbe anche sette figli e tre figlie. [14]A una mise nome Colomba, alla seconda Cassia e alla terza Fiala di stibio. [15]In tutta la terra non si trovarono donne così belle come le figlie di Giobbe e il loro padre le mise a parte dell'eredità insieme con i loro fratelli.
[16]Dopo tutto questo, Giobbe visse ancora centoquarant'anni e vide figli e nipoti di quattro generazioni. [17]Poi Giobbe morì, vecchio e sazio di giorni.



 

 
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